Fabio Junior, ex attaccante brasiliano con un breve passato a Roma, ha rilasciato un'intervista al portale Tuttomercatoweb. Questo un estratto delle sue dichiarazioni:

Un esperienza rimasta nel cuore

"La Roma è sempre nel mio cuore. Faccio il tifo per i giallorossi. I miei ricordi di quel periodo sono i migliori possibili, sia della città che del club. E la tifoseria mi ha sempre trattato con tanto affetto. Avrei potuto aiutare molto di più la squadra ma alcuni problemi inattesi mi infastidirono. La squadra era fortissima, con tanti giocatori che facevano parte delle loro nazionali e di cui in qualche caso ero anche un fan: Aldair, Cafu, Totti, Di Francesco Montella, Candela. Mi aiutarono tutti parecchio. E per quanto riguarda la tifoseria il rapporto è stato speciale fin dal giorno in cui sono arrivato. In tanti mi attesero all'aeroporto con un affetto indescrivibile e anche oggi ricevo loro messaggi di stima. Voglio che sappiano che l'affetto è reciproco. Non dimenticherò mai il mio primo gol all'Olimpico contro la Sampdoria". È stata un'esperienza fantastica. Approdare nel campionato italiano, che sempre seguivo, era un sogno che avevo fin da bambino. Sicuramente avrei potuto fare molto di più e questa magari è una cosa che mi dà tristezza. Non aver potuto rendere e non aver potuto far vedere fino in fondo le mie qualità in modo da ripagare tutta la fiducia che era riposta in me. Di sicuro tutte le volte che sono entrato in campo, indipendentemente dalla situazione che vivevo internamente, ho dato sempre il massimo. Senza dubbio il mio periodo alla Roma avrebbe potuto essere migliore. Zeman? Mi ha sempre trattato con rispetto e professionalità. Non ho mai avuto problemi con lui, anzi è stato il momento in cui ho giocato meglio. Mi ambientai benissimo e il gruppo come detto era ottimo. C'erano cinque brasiliani e gli altri giocatori erano fantastici. Tutti mi diedero una mano ma successero situazioni interne che mi infastidirono e mi portarono verso una situazione di cui non avevo nessuna responsabilità. Con l'arrivo di Capello e i miei viaggi per rispondere alle convocazioni nella Seleção accadde che persi spazio e con lui ho avuto poche opportunità. È chiaro che quando non giochi è impossibile mostrare il tuo potenziale. La mia convivenza con Capello diventò in quel momento molto difficile. Io volevo giocare e lui non mi dava spazio. E questo mi dava molta noia. Ma alla fine niente contro di lui, è un grande allenatore, un vincente e lo rispetto ma avevamo punti di vista diversi".

Parlando dell'attualità, che impressione le ha fatto la Roma in questa stagione?

"Sono di parte perché resto un grande tifoso della Roma e ho amici nel club. Credo stia facendo un campionato regolare, vicino alla sua grandezza, un po' distante dalla vetta e dall'idea di conquistare lo scudetto. Tiferò come sempre fino alla fine, fermo restando che comunque in un campionato equilibrato come quello italiano stare in alto è comunque sinonimo di qualità e di valore. Mi piace molto il modo in cui gioca Dzeko, sempre in movimento e capace di aprire gli spazi. È un vero goleador e lo apprezzo tanto".