La nascita ufficiale dell'Euro, che avrebbe poi sostituito le monete nazionali di undici paesi soltanto tre anni dopo e i tre premi Oscar conquistati da "La vita è bella" in occasione della 71esima edizione degli Academy Awards. Il ritiro dal parquet di casa Chicago Bulls di Michael Jeffrey Jordan, prima del ritorno nel 2001 con la casacca dei Washington Wizards, e ancora l'elezione di Carlo Azeglio Ciampi a presidente della Repubblica e il bombardamento della Nato ai danni della Jugoslavia di Slobodan Milosevic. La rocambolesca e memorabile vittoria del Manchester United nella finale di Champions League contro il Bayern Monaco e l'affermazione di Andre Agassi al Roland Garros, l'unico Slam ancora assente nella bacheca del tennista. La riapertura al pubblico della Domus Aurea e la nascita del programma di messaggistica istantanea Msn Messenger, il successo dell'Italia della pallacanestro agli Europei di Parigi e il primo di sette successi al Tour dell'americano Lance Armstrong. La vincita record al Superenalotto a Montopoli di Sabina (circa 86 miliardi di lire), il titolo della classe 250 di un giovanissimo Valentino Rossi e quello in Formula Uno del finlandese Mika Hakkinen. L'inizio del Giubileo e la nomina di Vladimir Putin alla presidenza russa, ma soprattutto l'attesa spasmodica del nuovo millennio e lo spettro del Millenium Bug.

Il 1999 è stato sicuramente un anno storico, indimenticabile. Come indimenticabili sono determinati cognomi capaci di evocare sensazioni di ogni tipo al solo ascolto. Ne sanno qualcosa i tifosi della Roma che, il 7 febbraio di 19 anni fa videro per la prima volta scendere in campo un attaccante brasiliano atterrato nella Capitale alla metà di gennaio per trascinare la formazione di Zeman nelle zone alte della classifica. Lo chiamavano "Uragano azzurro", per tutti semplicemente Fabio Junior, arrivato a Roma per circa 30 miliardi di lire dal Cruzeiro. La squadra in cui si era affermato quel Ronaldo che stava incantando il mondo con la sua classe cristallina, ma Fabio per molti era addirittura più forte. L'esterofilia d'altronde è materia allettante capace di annebbiare la vista di molti. Ma in fondo la speranza si dice sia l'ultima a morire, e quanto ci hanno sperato i romanisti in quel brasiliano che in un 7 febbraio come oggi ma di 19 anni fa scese per la prima volta in campo indossando i colori giallorossi. Allo stadio Pierluigi Penzo di Venezia però il finale non fu dei migliori, anzi. La Roma di Zeman incappò nella quarta sconfitta esterna consecutiva sotto i colpi di Recoba, Maniero e Ballarin, inutile la rete della bandiera di Gigi Di Biagio. Un 3-1 che scatenò l'ira delle migliaia di tifosi al seguito, arrivati nella laguna con un lungo striscione "L'AS Roma siamo noi" e tornati nella Capitale dopo aver intonato sui ferry boat un ironico: "Resteremo, resteremo in Serie A".

In amore d'altronde si litiga, eccome se si litiga e ci si insulta e volano i piatti. Un esordio non certo indimenticabile per Fabio Junior, come memorabile non fu la sua permanenza romana prima di un lungo girovagare tra Brasile, Giappone, Emirati Arabi, Israele e ancora Brasile. Il 1999 si era chiuso con lo spettro del Millenium Bug, Fabio Junior per i romanisti è stato lo stesso, ma al contrario. La speranza, l'attesa spasmodica di qualcosa di straordinariamente positivo e bello, talmente bello da meritare un Vhs che i più fortunati custodiscono come una reliquia. Un uragano in fondo quando se ne va lascia sempre un ricordo impietoso.