«Da diciotto anni sono abbonato alla Roma». «Sei un pivello, io da trentacinque». Quante volte avete sentito un tifoso giallorosso compiacersi, con motivazioni sacrosante per carità, della sua fedeltà alla Roma? Crediamo parecchie. Ecco, e lo diciamo con un certo dispiacere, la striscia di annualità di tessere giallorosse rischia seriamente se non sicuramente di doversi interrompere. È più che probabile, infatti, che per la prossima stagione di cui al momento non si può dare neppure indicativamente una data di partenza, la Roma non potrà annunciare, tanto meno iniziare la campagna abbonamenti.

Che, peraltro, per quello che sappiamo, era stata già pianificata per essere presentata tra fine di questo mese e inizio maggio. Non sarà ovviamente possibile, la campagna abbonamenti rimarrà chiusa in un cassetto di una scrivania di via Tolstoj fino a data destinarsi e c'è il rischio che lì resti, almeno per la prossima stagione. È uno dei danni collaterali, e che danno come vedremo, di questo maledetto Coronavirus che sta ribaltando il pianeta e con cui, purtroppo, dovremo fare i conti ancora per un po' di tempo, almeno fino a quando da qualche laboratorio non uscirà uno scienziato gridando habemus vaccino.

Impossibile per la società, come per qualsiasi altro club del nostro calcio, poter immaginare come e quando si giocherà il prossimo campionato. Ci sono alcune variabili che al momento non hanno nessuna risposta perlomeno attendibile. Le porte chiuse, per esempio. Ovvero se anche la prossima stagione, come è plausibile, si dovesse cominciare a giocare con ancora in vigore la direttiva di poter giocare soltanto senza tifosi sugli spalti, la prima, logica, conseguenza, è che nessun club potrebbe varare una campagna abbonamenti. Magari qualcuno, proprio per evitare di interrompere la striscia di tessere continuative, si abbonerebbe lo stesso ma ci sembra di poter dire che questo può essere soltanto un esercizio di ottimismo.

La Roma, in questo senso, sta già pensando, nel momento in cui si potrà tornare allo stadio, a una tessera parziale, ovvero un abbonamento che andrebbe a coprire le partite rimanenti da giocare con i cancelli aperti. Ma qui nasce un altro problema: cancelli aperti come? In queste ultime settimane abbiamo sentito sempre più frequentemente come, nel momento in cui usciremo dagli arresti domiciliari cui siamo costretti da oltre un mese e mezzo, sarà fondamentale rispettare la distanza sociale, un metro, un metro e mezzo, per azzerare il rischio di contagiare o essere contagiati. Una distanza che in uno stadio non potrebbe essere garantita. A meno che non si decida di vendere un posto sì e uno-due no, assicurando così la distanza. Cosa che di fatto vieterebbe le tessere.

Pensate, per esempio, alla nostra amata Curva Sud, da sempre esaurita in abbonamento. Con che criterio, quindi, garantire la tessera a uno e a due no? Impossibile e ingiusto in ogni caso. Quindi meglio, si fa per dire, pensare a una stagione in cui per andare allo stadio, quando si potrà, si dovrà acquistare il biglietto partita per partita e, pure lì, con la possibile problematica della distanza sociale (in questo caso è più che probabile che gli abbonati avranno un diritto di prelazione). Non ci vuole poi molto per capire come la Roma da tutto questo subirà un danno economico da diverse decine di milioni di euro. Non il massimo per un bilancio già in sofferenza.

Per dare un senso ai numeri, ecco quelli del fatturato al botteghino nella stagione 2018-19, l'ultimo a cui si può fare riferimento avendo la totalità dei dati. Dunque: per le partite casalinghe in campionato, la Roma ha incassato 11,5 milioni di euro dalla biglietteria a cui vanno sommati 11,9 milioni dagli abbonamenti; in Champions League, nelle quattro partite disputate in casa (Real Madrid, Cska Mosca, Viktoria Plizen, Porto), il cassiere ha contato sino a 8,2 milioni; dalla coppa Italia sono arrivati 331.000 euro (gara casalinga con l'Entella, percentuale come previsto in coppa dalla partita con la Fiorentina a casa loro); ultimo dato: per tournée e amichevoli estive l'incasso è stato di 1,8 milioni. La somma dice 33,731 milioni di euro, in pratica un settimo dell'intero fatturato. Ed è un fatturato botteghino che nella prossima stagione rischia di avvicinarsi più a zero che a dieci.

C'è anche un altro fattore che può peggiorare, anche se in parte minima, i conti. Ovvero: le sei partite che mancano da giocare all'Olimpico, in che maniera saranno risarcite ai 21.671 abbonati della stagione in corso (rateo a gara 583.504 euro)? È un valore di un terzo del loro abbonamento. La Roma non sarebbe tenuta a nessun tipo di risarcimento. Ma il club giallorosso ci sta ugualmente pensando. Con un voucher per le partite mancanti da sfruttare nel prossimo abbonamento. Anche se il rischio è che si potrà fra due campionati. Comunque meglio di niente.