Che un impianto di proprietà sia di vitale importanza non lo scopriamo certo noi. Se così non fosse non si spiegherebbe come mai la maggior parte delle squadre del nostro Paese si sia avventurata (o progetti di farlo) nel dedalo della burocrazia italica per ottenere l'autorizzazione a costruire un nuovo stadio.

A riuscirci finora poche realtà, su cui svetta, neanche a dirlo, la Juventus col suo Stadium, che in breve tempo le ha permesso di moltiplicare per 500 le entrate da botteghino. Con la società di Torino nella stretta cerchia dei privilegiati della nostra Serie A anche l'Udinese, l'Atalanta e il Sassuolo. Nulla di più. Quattro su venti. Decisamente poche se si pensa che in Inghilterra il 100% delle squadre è proprietaria del proprio impianto, e in Spagna oltre l'80%.

Ed è per questo che al fianco della Roma, nell'impresa di portare a casa un proprio stadio ci sono diversi club. Quello che probabilmente è più avanti è il Bologna, che ha già avuto in concessione l'area del Dall'Ara per 99 anni dal Comune. Della scorsa settimana poi la notizia dell'accordo con il Credito Sportivo per il finanziamento della profonda ristrutturazione dell'impianto. Anche in questo caso tutto è rimandato a maggio (almeno), ma l'impressione è che i lavori possano iniziare davvero presto.

Anche a Cagliari l'iter prosegue spedito, seppur con importanti modifiche al progetto iniziale. Il presidente Giulini pochi giorni fa ha annunciato che dall'idea del nuovo impianto spariranno gli spazi commerciali fino ad ora ricompresi nei progetti. Fatto questo che determinerà un maggior esborso (e minori entrate) per il club che rinuncerà anche alla proprietà dello stadio, accettando la "sola" concessione dal Comune. Un cambio radicale di prospettive per il club sardo, che ha ridimensionato le ambizioni.

Il coronavirus ha di fatto costretto a una pausa anche la Fiorentina. I terreni su cui dovrebbe sorgere il nuovo impianto sarebbero dovuti andare all'asta lo scorso 6 aprile, ma il Comune ha deciso di rinviare l'appuntamento al prossimo 28 maggio. Il club di Comisso continua a trattare con il sindaco Nardella nella speranza di arrivare ad un accordo prima di quella data ed evitare un pericoloso gioco al rialzo.

Anche in una Milano alle prese con le tragiche conseguenze del virus Milan e Inter hanno incontrato giovedì scorso il Comune per fare il punto sullo stato del progetto del nuovo stadio. Un progetto che «assume una rilevanza ancora più strategica nell'ottica dell'auspicata ripresa economica della città», come recita la nota emessa dai due club dopo la riunione. Ma anche qui manca ancora molto per la fumata bianca.