Dove lo porta il cuore. Oltre che l'istinto. È lì che va Dzeko. Con tutte le strade che lo portano a Roma, ma davvero e non per modo di dire. Una scelta compiuta meno di tre anni fa e sempre ribadita. Al termine della prima stagione, poco gratificante in termini realizzativi rispetto alle premesse, quando molti (per fortuna non tutti) lo avrebbero sbolognato senza rimpianti. Alla fine di quella scorsa, dominata dal suo nome in ogni classifica marcatori, quando avrebbe potuto accasarsi facilmente altrove. E a metà di questa, quando la Roma non ha ceduto alle lusinghe del Chelsea durante il mercato invernale.

Decisivo lo è stato soprattutto lui, anche in quel caso spalleggiato dalla moglie Amra, attivissima sui social dove non perde occasione per dichiarare il suo amore nei confronti della Città Eterna. Una coppia unita dalla ferma volontà di non abbandonare la Capitale: lo stesso Edin ha ripetuto a più riprese che lui in giallorosso sta benissimo. L'ultima dopo aver piegato lo Shakhtar proprio grazie a un suo gol, l'ennesimo: quarto nella Champions edizione 2017/18, quattordicesimo europeo fra i 66 complessivi realizzati da romanista. «Non volevo andare via per partite come questa - ha rivelato alla fine della sfida - tutta la stagione si gioca per gare così. Abbiamo fatto una cosa che da queste parti non succedeva da dieci anni, stare con i più forti è un orgoglio».

Sempre decisivo

Come è un orgoglio per i compagni averlo al proprio fianco. Consapevoli che con un centravanti così forte nessun traguardo può essere precluso. Dopo la notte magica di Napoli e quella stellata di coppe e di campioni, anche gli scettici (che sempre tornano alla carica nei suoi momenti meno felici) si sono dovuti arrendere all'evidenza. Dzeko è decisivo come pochi altri calciatori nel nostro campionato. E lo è fin dal suo arrivo in giallorosso, perfino nella sua prima travagliata stagione, quando è proprio un suo gol a piegare il Bayer Leverkusen nella gara che determina le sorti del girone e il conseguente passaggio della Roma agli ottavi di finale. Lo è in campionato, quando piega la Juventus nel suo esordio all'Olimpico e mostra un'esultanza molto simile a quella esplosa contro lo Shakhtar: sotto la Sud, con le infinite braccia in apertura alare. Poi nel derby, quando conquista e realizza un rigore pesante come un macigno. E ancora nell'anno dei record di gol, nel quale riesce a mettere in fila ogni avversaria, segnando a grappoli a tutte e portando trenta punti in dote fra reti decisive e assist vincenti.

Anche in questa stagione caratterizzata da alti e bassi, Dzeko impreziosisce con la sua griffe tutti i periodi positivi della Roma, risultando determinante nelle vittorie di San Siro e del San Paolo. Ma non solo: in campionato finora ha fatto centro tredici volte. In Champions in quattro circostanze, tutte risolutive: a Baku, dove la sua rete ha permesso alla Roma di indirizzare il girone di qualificazione in suo favore; a Londra, quando una sua doppietta ha guidato la rimonta e tramortito Conte prima di farlo invaghire di lui; e infine con lo Shakhtar, con un gol che è stato sinonimo di ingresso nel ristretto club delle Grandi d'Europa. Nelle notti europee tornate magiche dopo dieci anni, c'è sempre la firma di Edin. Chissà se qualcuno pensa ancora che non sia decisivo.