Ruggiero Rizzitelli si alzò e se ne andò. Questo fece negli studi di Roma Tv, questo pensarono di fare anche molti di quelli che erano in campo. All'andata la sfida col Cagliari finì 1-1, ma in realtà finì male, con il gol della meritatissima vittoria annullato da Massa per via di una spintina che lui sul campo valutò regolare, ma invece di decretarlo indicando il centro del campo, come chiaramente s'era orientato a fare (la gestualità a caldo non tradisce, un po' come fece Garcia Aranda a Liverpool nel 2001 indicando il dischetto, per poi cambiare idea e assegnare il calcio d'angolo), decise di non decidere, approfittando di un malore accusato da Pisacane, che addirittura lasciò il campo con il collare cervicale, senza però riportare poi particolari conseguenze. E poi, su indicazione del Var Nasca, Massa assegnò al Cagliari una punizione, suscitando la reazione rabbiosa di Fonseca (che alla fine fu espulso, sorte che toccò anche al suo collaboratore Nuno Romano) e dei 35000 dell'Olimpico.

Fonseca, da galantuomo, in sala stampa si scusò per la reazione, ma quei due punti mancati pesarono tantissimo in quel momento della stagione (fu uno dei quattro pareggi consecutivi di quel periodo grigio, prima del boom di novembre-dicembre) e affiorano alla mente oggi che la Roma torna ad affrontare il Cagliari quasi cinque mesi dopo, con una posizione di classifica più o meno simile (allora era quinta, ma davanti aveva il Napoli e dietro la Lazio) e con il fastidio dell'idea che anche stavolta vincere sarà complicato. Magari, almeno si spera, non per l'arbitro (che pure è il temuto Di Bello, un altro "protagonista" della stagione giallorossa, sua la firma nella sconfitta casalinga col Torino di inizio anno), ma perché neanche 72 ore prima del calcio d'inizio (ore 18) la Roma battagliava nel fango di Gent e a naso non saranno tanti i cambi nella formazione di partenza (il Cagliari invece l'ultima partita l'ha giocata il 16 febbraio).

Di chi gioca parliamo a parte, ma questa (il)logica del calendario - con le date degli anticipi e dei posticipi lasciate agli accordi (e ai disaccordi) tra le parti e non sancite dai regolamenti - fa pensare che il movimento calcistico italiano non riesca a fare concreti passi in avanti per migliorarsi (e magari l'organizzazione sportiva in seno al club ogni tanto mostra qualche crepa). Niente alibi, anche se poi la Roma ci mette del suo, un po' con questa calamità degli infortunati che impediscono di dar fondo al turnover come la situazione meriterebbe, un po' con i risultati altalenanti che la obbligano adesso a correre per recuperare le posizioni, un po' perché il suo rendimento a Cagliari, soprattutto negli anni recenti, non è certo brillante.

Per quelli che hanno qualche anno in più, Cagliari resterà per sempre la prima tappa di un fantastico viaggio compiuto nel 1982-83, per quelli ancora più grandi è il luogo dove si compì l'atroce destino di Taccola, per chi c'è stato invece solo negli ultimi anni è il campo (nei vari impianti utilizzati) di troppe brutte avventure, delle rimonte (sempre subite) impossibili, delle sconfitte clamorose (e qualcuno ci mette pure il contraltare della vittoria in rimonta della Lazio a dicembre).

È anche la squadra di diversi ex, dell'indimenticato Radja Nainggolan, del dimenticato Olsen e di quello che speriamo davvero di poter dimenticare, Luca Pellegrini, una delle migliori espressioni del vivaio romanista degli ultimi anni, sacrificato sull'altare delle plusvalenze da 30 giugno e sostituito con Spinazzola, finora forse il più deludente dei diversi terzini che si sono alternati sulle fasce in questa stagione. È stata una delle operazioni più rischiose compiute dalla Roma di Petrachi che forse l'eventuale esplosione di Calafiori (un altro terzino che si sta mettendo in grande evidenza in Primavera, accomunato peraltro a Pellegrini anche dal triste destino dei gravi infortuni) potrà in qualche modo lenire.