Nessuna sorpresa dalle parti di Houston. Mister Friedkin da un pezzo sapeva che i numeri della semestrale sarebbero stati fortemente negativi, come è stato puntualmente certificato dall'approvazione della semestrale di due giorni fa da parte del Cda. Sapeva al punto che la questione del meno ottantasette milioni di bilancio a metà esercizio è stata analizzata a fondo nel corso delle trattative che hanno ormai portato al cambio di proprietà, in particolare per gli oltre ottanta milioni che Pallotta e soci hanno immesso in società coprendo per circa il sessanta per cento il deliberato aumento di capitale da centocinquanta milioni.

A Houston, infatti, si è sempre più vicini alla completa revisione-ricognizione dei dodici contratti che costituiscono il deal che da qui a qualche giorno, ci dicono non più tardi di mercoledì prossimo ma si sta lavorando per anticipare i tempi, porterà la Roma ad avere un nuovo proprietario con Dan Friedkin che diventerà il ventiquattresimo presidente della società giallorossa. E quegli oltre ottanta milioni già versati nelle casse della società sono una parte del prezzo di acquisto, superiore ai settecento milioni, che Friedkin garantirà a Pallotta e soci per prendersi il pacchetto di maggioranza della Roma. Il saldo negativo era previsto, più o meno con questi numeri, in conseguenza di una Champions League vista in televisione, delle poche plusvalenze fatte, per scelta, negli ultimi mercati estivo e invernale e, pure, di un monte ingaggi che non è stato diminuito secondo quelli che erano gli auspici, perché si è deciso di continuare ad avere una squadra competitiva (su questo peraltro ci sarebbe parecchio da discutere).

Era talmente previsto che il deliberato aumento di capitale di centocinquanta milioni è stato fissato in questa cifra proprio per la consapevolezza che a fine esercizio (il prossimo trenta giugno) il saldo negativo sarà verosimilmente tra i centoventi e i centotrenta milioni di euro (dipenderà anche da quanta strada i giallorossi faranno in Europa League). A meno che, entro il prossimo trenta giugno, non si decida di puntare fortemente su nuove plusvalenze. Cosa, però, considerando anche la rosa a disposizione, che al momento è da escludere perché Friedkin non vuole presentarsi a Roma cedendo i pezzi migliori, in sintesi Zaniolo e Pellegrini. Si lavorerà semmai su altre cessioni (Florenzi, Ünder, Schick che se riscattato dal Lipsia garantirà una plusvalenza di una quindicina di milioni) e, in seconda battuta, con l'obiettivo di ridimensionare nel numero la rosa che attualmente conta ventisei giocatori (più quelli in prestito in giro per l'Europa).

Il piano di rientro

E proprio il numero dei giocatori in rosa sarà uno dei punti fondamentali del piano di rientro che la società giallorossa, targata Friedkin, presenterà all'Uefa quando dovrà discutere con i capoccioni europei su come intenda rientrare, tempo due-tre anni, nei paletti del fair play finanziario. Come qualcuno ricorderà, l'Uefa tra le varie sanzioni che ha comminato alle società che hanno sforato i numeri previsti dalle regole, in qualche occasione ha costretto i club ad avere una rosa inferiore ai venticinque giocatori (venti, ventitré) cosa che inevitabilmente porta alla diminuzione del monte ingaggi che quasi sempre è alla base di bilanci in rosso.

Il piano di rientro punterà forte anche sull'imminente cambio di proprietà che, come sempre avvenuto in passato, garantisce ai nuovi proprietari un'elasticità nei conti meno rigida rispetto alle regole. All'Uefa poi si spiegherà come questi numeri così negativi, siano soprattutto la conseguenza della mancata partecipazione alla Champions League che ha voluto dire incassi inferiori di circa sessanta milioni, ma anche che i costi sono rimasti da Champions e quindi c'è bisogno di dare un periodo di tempo per riallinearsi ai paletti del fair play. In più nel piano si punterà forte anche sul precedente. Ovvero la Roma in passato era stata sanzionata per conti non a posto, ma presentò un piano di rientro che poi è stato rispettato. Un precedente che per l'Uefa potrebbe voler dire che la società è capace di mantenere gli impegni presi. Anche se la Roma, quando si discuterà, non prima del prossimo autunno, sarà di proprietà di un signore texano che per hobby colleziona aerei vintage.