Se contava vincere e non prendere gol la Roma ha centrato l'obiettivo e si è messa un pezzetto avanti per la qualificazione agli ottavi di Europa League, grazie al bel gol segnato da Carles Perez all'esordio dal primo minuto con la maglia giallorossa. Ma in vista del ritorno tra sette giorni e soprattutto in prospettiva campionato non c'è molto da esultare per la prestazione davvero modesta dei giallorossi, incapaci di aggiungere occasioni nel primo tempo a quella rifinita dallo spagnolo e poi interpreti di un secondo tempo assai incerto, vissuto sul filo dell'incertezza tra le sporadiche azioni offensive e le preoccupanti defaillances difensive, contro un Gent peraltro limitato dal punto di vista tecnico e sospinto più dall'entusiasmo dei suoi tifosi che da una reale capacità offensiva

La prestazione della squadra giallorossa ha fatto storcere il naso ai tifosi meno pazienti sin dal primo tempo: al ritorno delle squadre negli spogliatoi per l'intervallo si sono decisamente sentiti i fischi provenire soprattutto dalle tribune, meno dalla Curva Sud (la Nord era vuota, cuscinetto tra i tifosi dei distinti e il migliaio di belgi nel settore) che invece ha tifato per tutta la gara, senza soluzione di continuità, come avrebbe fatto piacere ad Angelino Cerretti, storico magazziniere ispiratore dello striscione esposto prima della gara (di cui parliamo in altra parte del giornale). Fischi giustificati per lo spettacolo modesto mostrato nel primo tempo, nonostante il gol d'apertura segnato proprio da Carles Perez, la novità della serata romanista: bravo lo spagnolo a rifinire perfettamente sull'uscita del portiere una veloce transizione romanista nata da un errore in impostazione di Lustig, interrotta da Veretout e passata sui piedi ispirati di Dzeko. Ma il gol (al 13') è stato anche l'ultimo evento rilevante da ricordare in un primo tempo condito da continui, estenuanti passaggi all'indietro e da una inquietante serie di errori tecnici: basti pensare che nei primi 38 secondi di gioco (secondi, non minuti) per tre volte prima Cristante, poi Fazio, poi Smalling hanno giocato il loro disimpegno sui piedi degli avversari. Questione mentale, si dirà: ma anche tecnica e fisica, perché a vedere Cristante, Kolarov, Perotti, a volte anche Veretout (comunque alla fine il più lucido, dietro il ragazzino Perez) arrancare dietro ad avversari modesti contro questi belgi c'era davvero di che preoccuparsi.  

Tatticamente Fonseca è rimasto sul suo 4231 che in alcune fasi della gara diventa una cosa più articolata, sia nell'impostazione di Cristante in mezzo ai due centrali (con Fazio per la prima volta preferito a Mancini, almeno da quando l'ex atalantino ha composto la coppia titolare con Smalling), sia perché Pellegrini più che un trequartista centrale pare una mezzala con licenza di avanzare fino ad affiancare il centravanti (ma anche ieri Lorenzo ha sbagliato prestazione). Il problema della Roma è legato all'impostazione lenta e assai poco coraggiosa, in barba ai principi ispiratori di Fonseca. Kolarov e Spinazzola (prefertito a destra a Santon) tornavano sempre sui centrali, Perotti (che aveva vinto il ballottaggio con Kluivert) girava a vuoto, Perez dopo un inizio promettente si è fatto assorbire dallo spento tran tran giallorosso. E per fortuna che questo Gent non è apparso niente di che, per via di giocatori tecnicamente modesti (a parte il talentuoso David, classe 2000), con un assetto tattico basico (4312) e forse impauriti rispetto allo scenario dell'Olimpico, sia pur in questa versione semivuota (appena 28248 i paganti). In quel lungo vuoto romanista del primo tempo i belgi in un paio di occasioni si sono resi pericolosi, sempre su errore di impostazione giallorossi: con Depoitre al 21', con un diagonale fuori misura di Bezus al 26', con un destro di Kums deviato in corner al 28' e un destro di Odjidjia alto al 40'.

Nel secondo tempo la prima occasione è capitata a Smalling, pronto a deviare sul secondo palo una bella punizone calciata da Kolarov, bravo pure Kaminski a respingere. Ma il canovaccio non è cambiato, nessuno nella Roma sembrava volersi prendere dei rischi, Pau Lopez era spesso sollecitato dai difensori e lasciato anche al suo destino perché nessuno realmente liberava qualche linea di passaggio e così lo spagnolo rinviava fuori, o, peggio, sui piedi degli avversari. Così sono nate un paio di occasioni per i belgi, quasi increduli per la prospettiva di riuscire a mettere in difficoltà la Roma nonostante un pressing neanche così organizzato. Nel taccuino diverse occasioni, col risultato perennemente in bilico tra il raddoppio che avrebbe probabilmente chiuso il discorso qualificazione e il pareggio che invece l'avrebbe clamorosamente messo in discussione. Cristante all'11' ha preso un palo di spalla su un'altra punizione di Kolarov, ma in posizione di fuorigioco, al 16' una doppia transizione non è andata a buon fine: quella romanista per l'errore di Perez in rifinitura, quella belga per il volo di Lopez a deviare oltre la traversa un bel sinistro di Odjidjia. 

Al 22' l'occasione più clamorosa per il Gent: con la difesa schierata, Kums ha tagliato verso l'area un pallone apparentemente facile da leggere, ma Depoitre si è infilato benissimo tra Fazio e Kolarov (sorpresi dalla traiettoria come se fossero lì per caso) e si è ritrovato solo all'appuntamento col pallone, talmente solo che ha pensato bastasse un leggero tocco per ingannare Pau Lopez che invece si è ritrovato il pallone tra le mani. Santon ha rilevato Spinazzola, Mkhitaryan ha preso il posto di Pellegrini, nel finale anche Kluivert è entrato per Perotti (curiosamente in un primo momento era stato mostrato il numero di Perez per la sostituzione, ma sarebbe stata una follia) e la qualità generale è leggermente migliorata, Perez ha avuto un'altra chances e alla fine la più ghiotta è capitata sulla testa di Kolarov, bravo Kaminski a negare il 2-0 che sarebbe stato oggettivamente troppo penalizzante per i belgi. La qualificazione si giocherà tra una settimana in casa loro. Ma se la Roma non cambia marcia sarà dura.