Definizione di "costante" dal vocabolario Treccani: «Nel linguaggio scientifico, quantità o grandezza invariabile. Per estensione, ciò che nel pensiero o nell'azione di un individuo, di un ente, di una collettività, o nell'insieme di un'opera, di una attività, nel manifestarsi di alcuni fenomeni risulta immutabile e caratteristico». Nel calcio c'è poco di scientifico, nella Roma ancora meno. Ma alzi una mano chi può negare che il significato del termine aderisca alla perfezione a questa squadra. In particolare a certe caratteristiche che sembrano davvero immutabili, a prescindere dagli interpreti e dalle guide.

Trentadue gare disputate finora nella stagione in corso (alle 24 di campionato vanno aggiunte le 6 di Europa League e le 2 di Coppa Italia), risultati ribaltati: uno. Proporzione impietosa e che poco può avere di casuale. Da agosto a oggi, la rimonta è stata compiuta soltanto nel match casalingo con la Spal (3-1 il finale, dopo un primo chiuso con gli ospiti in vantaggio) del 15 dicembre scorso.

Data evidentemente da segnare in rosso, perché poi l'andamento non si riferisce soltanto alla crisi ormai certificata da questo mese e mezzo del 2020 quasi interamente da cancellare; ma riguarda anche i periodi migliori della squadra, che fino a Natale era arrivata a sette punti dalla vetta e non sembrava essere incline ai cedimenti. Se non nell'immutabilità dello svantaggio iniziale: anche in quella versione gagliarda e tosta non è riuscita mai a fare sue partite iniziate male. Con l'eccezione di quella contro la Spal, con tutto il rispetto avversario non proprio insormontabile. Adesso però la tendenza è diventata sentenza.

All'insopportabile sensazione di ineluttabilità quando si va sotto nel risultato, si è aggiunta sabato sera a Bergamo perfino quella di provvisorietà nel vantaggio. L'1-0 siglato allo scadere del primo tempo da Dzeko, ovvero la miglior condizione psicologica possibile, è stato seguito da un ritorno in campo nella ripresa all'insegna della fragilità, tanto da vanificare tutto in meno di un quarto d'ora, riuscendo nell'impresa di far diventare decisivo un giocatore entrato appena dodici (12!) secondi prima.

E nell'inizio d'anno nero, fra Torino, Juventus (due volte, una in campionato e una in coppa), Sassuolo, Bologna, paradossalmente la migliore reazione si è avuta contro i pluricampioni d'Italia, che hanno accumulato il doppio vantaggio nei primi dieci minuti, rischiando addirittura di pareggiare alla fine. Fatto sta che anche in quella circostanza il risultato finale non ha fruttato punti.

Se poi alle nove sconfitte si aggiungono gli altrettanti pareggi conseguiti nel corso della stagione, il dato assume proporzioni ancora più inquietanti. Escludendo dal computo per ovvie ragioni i due 0-0 con Sampdoria e Inter, sono sei le occasioni nelle quali la Roma è stata rimontata (anche da squadre di rango palesemente inferiore: Genoa in Serie A, Wolfsberger in Europa League), a fronte di un solo pari ottenuto in rimonta, peraltro in casa, contro il Cagliari. Tre volte invece la squadra di Fonseca ha trasformato una parità transitoria in successo: è accaduto con Bologna all'andata, Milan e Verona, ma in tutte e tre le circostanze il risultato iniziale è stato sbloccato dai giallorossi.

La scarsa attitudine alla rimonta si sovrappone poi a quella della scorsa stagione (quando il ribaltamento riuscì solo a Frosinone), con ben due allenatori differenti dall'attuale e una squadra profondamente diversa negli interpreti. Sintomo che rende quasi endemiche le carenze caratteriali, come se la forza di reagire non appartenesse al dna di chi veste la maglia della Roma. Eppure la storia - anche recentissima - parla chiaro: di epiche risalite è densa. Anche e soprattutto di quelle razionalmente impossibili, che hanno regalato ai romanisti motivi per essere fieri. È arrivato il momento almeno di provare a cambiare le cose.