Come annullare in meno di mezzora tutto quello che di buono è stato fatto soltanto una settimana prima: la Roma ci riesce. Immatura, sciatta, disunita, nervosa, imprecisa, senza costrutto. La squadra vista in campo al Mapei è stata una somma di difetti e vizi assortiti. Alcuni atavici, altri che sembravano messi in soffitta durante la gestione Fonseca, ma che riemergono puntuali come la peggiore delle cambiali. Se la squadra è quella di Reggio Emilia c'è davvero tanto da lavorare, forse troppo per sperare in un'impennata importante prima del finale di stagione.

Soprattutto dopo aver fornito una prestazione tanto convincente nel derby: resta difficile decifrare a questo punto il vero volto di un gruppo che vive ancora di sussulti, in un verso come nell'altro. Questa volta però il baratro in cui è sprofondato è enorme per sembrare credibile. Forse si tratta semplicemente (si fa per dire) di una serata che più storta non si può. Sul campo del Sassuolo poi la Roma era addirittura imbattuta prima di ieri sera, ma le proporzioni della disfatta annullano qualsiasi precedente.

Eppure è sembrata partire da dove aveva lasciato: una prestazione più che convincente nella scorsa giornata, con gli esterni in grande spolvero. Ed è proprio Ünder, migliore in campo nell'ultimo turno, a creare il primo grattacapo ai padroni di casa entrando in area da destra, ma senza riuscire ad affondare. Ma è un fuoco di paglia. Da lì in poi è soltanto Sassuolo. Dopo soli sette minuti Caputo si inserisce fra le linee da sinistra e riesce ad affettare la retroguardia romanista maldisposta nella circostanza: l'ultimo disperato tentativo è di Mancini, che entra in scivolata ma si fa saltare secco dall'attaccante neroverde, che a quel punto ha poche difficoltà a battere Pau.

La Roma accusa il colpo e va ancora in bambola: prima Locatelli, a tu per tu col portiere spagnolo, appoggia debolmente. Poi Caputo conclude una grande azione orchestrata da Berardi e Toljan sul versante destro, deponendo in rete senza opposizione. Un tentativo volante di Smalling sugli sviluppi di un corner sembra risvegliare gli uomini di Fonseca, ma è poca roba. Sono ancora i padroni di casa a entrare come lame incandescenti nel burro di una difesa troppo brutta per essere vera: basta un anticipo aereo su Pellegrini nella trequarti romanista per permettere a Berardi di pescare con un solo tocco Djuricic in piena area. Nessuna difficoltà per il serbo nel trafiggere in diagonale Lopez per l'incredibile 3-0.

Ma è l'intera batteria di trequartisti di De Zerbi a fare quello che vuole: Boga riesce perfino ad autolanciarsi (chiamando il portiere giallorosso a evitare che il passivo assuma proporzioni ancora più devastanti) prima di mandare in confusione totale Santon, che è costretto alle cattive anche per bloccare le sortite offensive Kyriakopoulos. Inevitabile il giallo (evitabilissimo e fin troppo severo quello comminato in precedenza da Pairetto a Cristante). Il terzino destro non è però l'unico in confusione totale: Smalling si ferma inspiegabilmente poco dopo la mezzora, fornendo a Berardi l'occasionissima per ribaltare perfettamente il risultato del primo terzo della gara d'andata (che però l'ex pupillo di Di Francesco sciupa). All'Olimpico dopo 33 minuti la Roma era avanti 4-0 e avrebbe potuto segnarne almeno altrettanti, al Mapei va in scena lo stesso canovaccio a parti invertite. Sul finire di tempo anche un nervoso e poco lucido Pellegrini si fa ammonire; mentre Santon rischia più volte il secondo cartellino, tanto che Fonseca è costretto al cambio con Bruno Peres nell'intervallo.

Un moto d'orgoglio sembra scuotere la Roma a inizio ripresa: Dzeko chiama per la prima volta in causa Consigli dopo cinque minuti, poi ancora il bosniaco prima coglie il palo dopo una sponda di Smalling su cross da sinistra di Spinazzola, infine raccoglie l'assist di Pellegrini sugli sviluppi dell'azione. È il centro numero 100 con la maglia giallorossa per Edin. Passano pochi minuti e questa volta il portiere neroverde è chiamato al miracolo sul destro al volo di Cristante. Il tap-in a colpo sicuro ancora di Dzeko è sventato da un salvataggio sulla linea ai limiti dell'incredibile da parte di Locatelli. Alla rinnovata verve offensiva fanno però da contraltare ancora una serie di disattenzioni da matita blu in ogni reparto (tocca a Bruno Peres mettere una pezza su una ripartenza del Sassuolo in superiorità numerica). Soprattutto non accenna a diminuire il nervosismo: finiscono sul taccuino di Pairetto anche Kluivert e Spinazzola. E lo stesso Pellegrini non fa nulla per frenarsi su Berardi, molto per frenare la rimonta romanista: secondo giallo e squadra in dieci proprio mentre qualcosa in più del gol della bandiera appariva possibile.

Mossa più dalla rabbia che da un'ordinata costruzione di gioco, la Roma si catapulta davanti e trova un inatteso regalo: Peres crossa, Boga respinge di mano, rigore ineccepibile. Dagli undici metri Veretout riapre le speranze con una botta sotto la traversa, ma il sogno dura lo spazio di un giro di lancette. Sul possesso neroverde è proprio l'esterno autore del fallo pochi istanti prima a riprendersi il maltolto con una straordinaria giocata: da sinistra Boga si accentra e lascia partire uno splendido destro a giro che finisce la sua corsa sotto l'incrocio opposto. Nulla da fare per Pau e a quel punto il quarto d'ora di gara rimanente ha poco da dire. La Roma crolla inopinatamente, il Sassuolo dà spettacolo e ai duemilacinquecento che hanno seguito e sostenuto senza tregua i giallorossi resta in bocca un sapore amarissimo. Di tecnico poco da tramandare ai posteri in casa giallorossa, se non la tripla cifra raggiunta da Dzeko. Un magro, avaro bottino per la trasferta che avrebbe dovuto confermare i passi avanti e invece fa precipitare indietro. Nel gioco, nelle convinzioni, nei numeri (erano ottimi finora quelli da trasferta). Si spera non nella classifica. Ma l'Atalanta tallona.