Seconda soltanto al derby. La sfida contro la Juventus resta una di quelle da mozzare il fiato e cerchiare in rosso sul calendario. Una storia infinita che si dipana in mille rivoli, partendo dall'era gloriosa di Campo Testaccio per arrivare ai giorni nostri. Già nel calcio pionieristico i bianconeri occupano un ruolo di primo piano e la Roma - che come dice l'inno è nata grande - anche se appena in fasce gli contende il titolo. La rivalità sul campo risale proprio agli Anni 30: è la Juve la prima a violare il mitico impianto nel cuore della Capitale, ma anche una delle tante squadre severamente punite, tanto da ispirare il film di Bonnard "Cinque a zero" dopo il clamoroso risultato conseguito il 15 marzo del 1931. Ma dal primo tricolore dovranno trascorrere quattro decenni per lottare di nuovo con il club della famiglia Agnelli.

Sia pure con profili differenti, la rivalità non accenna a mitigarsi. La clamorosa tripla cessione dei tre gioielli di casa romanista Capello, Landini e Spinosi la rinverdisce già all'alba degli Anni 70, avari di soddisfazioni sul campo. Quella verso la squadra che più di ogni altro viene identificata con il potere è però più un'antipatia diffusa che riguardante le Curve. Il tifo organizzato, che comincia a muovere i primi passi in quel periodo, si muove su dinamiche indipendenti da quelle tecniche. Le aggregazioni giovanili che si riversano nei settori più popolari degli stadi rispecchiano l'andamento della vita sociale dell'epoca: i gruppi sono spesso politicizzati, simpatie e rivalità rispecchiano le tendenze delle piazze.

Nella Sud romanista i Fedayn rimarcano un'identità differente rispetto a tutti gli altri gruppi, a partire da quella logistica: provengono tutti dal Quadraro. I loro rapporti con le altre tifoserie non necessariamente vanno di pari passo con quelli del resto della Curva. All'acredine con gli ultras del Torino fanno da contraltare i buoni rapporti con i Fighters juventini. «Tra noi e i Fedayn si era stretta una solida amicizia, diversa dai gemellaggi che si stipulano tra i vari gruppi: era più una fratellanza», si legge nel libro scritto dai tifosi bianconeri.

L'amicizia circostanziata lascia però spazio alla rivalità sul campo. Nel primo anno dell'era Falcao la Roma sfiora clamorosamente il tricolore, che proprio il famoso gol annullato a Turone nello scontro diretto del 10 maggio 1981 a Torino dirotta verso la Juventus. Da quel giorno è tutto un fiorire di antipatie, inimicizie, rivalità, sugli spalti come in campo, addirittura dietro le scrivanie. Iniziano i battibecchi a distanza fra Viola e Boniperti e la «questione di centimetri» aperta dal presidente romanista valica i confini dirigenziali.

Diventa quasi una sorta di scontro fra civiltà, acuito dalle stagioni seguenti, nelle quali lo scudetto è quasi sempre un affare fra le due "Regine degli Anni 80". Il potere costituito e sedimentato in decenni di storia, non solo sportiva, da un lato; il contropotere delle idee, più che delle risorse finanziarie, dall'altro. I due mondi si contrappongono fino a raggiungere gli antipodi. Nel 1983 il tricolore prende finalmente la strada di Roma e l'anno successivo i tifosi bianconeri espongono un enorme striscione: «Andreotti lo riprenderemo».

A pochi istanti dal 90' al Comunale di Torino i padroni di casa sono avanti 2-1, ma è Pruzzo a zittirli e far esplodere il gremitissimo settore ospiti con una magnifica rovesciata: nel tentativo di sventarla, Tacconi sbatte la mano contro il palo della propria porta e si frattura un dito. Due stagioni dopo la Roma è attardata in classifica quando fa visita alla Juve (anche se nel girone di ritorno compirà una clamorosa rimonta stoppata sul più bello dal Lecce).

Il clima è incandescente e tocca a Viola subirne le conseguenze: l'Ingegnere viene aggredito in piena tribuna dai cosiddetti tifosi in doppiopetto. L'episodio fa scalpore e toccano a Gianni Agnelli le scuse ufficiali. Molti anni dopo (2014), nel nuovissimo Juventus Stadium, il parapiglia si scatena ancora nel settore d'onore: l'arbitro Rocchi ne combina di tutti i colori e come se non bastasse gli indisponibili romanisti sono oggetto di sputi, insulti e lancio di oggetti. A reagire è Strootman, che dedica ai padroni di casa un eloquente gesto dell'ombrello.

Di soddisfazioni dal campo non ne arrivano moltissime nella tana juventina, ma una di queste è da godimento assoluto. Il 26 gennaio 2006 Capello, Emerson e Zebina si trovano dal lato sbagliato della barricata. Il Delle Alpi fa fede al nome e accoglie la Roma di Spalletti con una fitta nevicata. Di fronte c'è la squadra che domina la Serie A pre Calciopoli, ma i giallorossi dettano calcio e vanno avanti 3-0 grazie a Mancini, Tommasi e Perrotta. Alla fine sarà 3-2 e quella vittoria spianerà la strada verso la finale di Coppa Italia. Un'impresa che sarebbe splendido ripetere domani.