Si chiamava ancora Juventus Stadium, e non ci aveva mai vinto nessuno: l'impianto che i bianconeri hanno costruito (con una collaborazione da parte di istituzioni ed enti locali che qui a Roma non osano neppure sognare) sulle ceneri del pessimo Delle Alpi, scempio costruito per Italia 90 e demolito perché la partita si vedeva peggio che nei bar degli Anni 70, sembrava un fortino inespugnabile.

La Juventus lo inaugurò l'8 settembre 2011, con l'amichevole con il Notts County, il club più antico del mondo (con colori bianconeri che ispirarono anche le maglie del club della Fiat), la Roma lo violò l'8 marzo del 2012: non c'era riuscita nessuna squadra di serie A, ce la fece una Primavera, anche se infarcita di giocatori che poi l'esordio in A lo hanno ottenuto. Il più famoso era l'oggetto del desiderio della Roma attuale, Matteo Politano, ala destra di un reparto in cui hanno esordito tutti: al centro della linea dei fantasisti Amato Ciciretti - che da quando è stato acquistato dal Napoli sembra essersi ormai perso (è appena passato in prestito all'Empoli, dopo sei mesi senza una convocazione, tra Ancelotti e Gattuso) ma col Benevento segnò all'esordio in A, contro la Sampdoria, ripetendosi proprio allo Juventus Stadium - a sinistra Giammario Piscitella, centravanti Junior Tallo.

Due presenze con Luis Enrique per l'esterno campano, poi finito al Genoa nell'affare Destro, tre per l'ivoriano, che quel giorno segnò il gol del 2-0, di testa, dopo 18'. Il primo lo aveva segnato Viviani, su rigore: era anche capitano il centrocampista di Grotte di Castro, aveva ereditato la fascia dal compagno di reparto dell'anno prima, Alessandro Florenzi, che dopo aver alzato lo scudetto era andato in comproprietà al Crotone.

Rispetto alla finale di Pistoia con il Varese allo Juventus Stadium mancavano l'attuale capitano della Roma, Mladen, Montini - che quella finale la decise con tre gol - e i due difensori più esperti, Antei e Frascatore, il resto della rosa era lo stesso: Sabelli ora è titolare in A col Brescia e lo era anche quell'anno, ma quel giorno finì in panchina perché De Rossi preferì inserire un centrale in più, Federico Barba (ora in Liga con il Valladolid, 69 presenze in A tra Empoli e Chievo), piazzandolo a sinistra, col francese Nego che passò a destra. Al centro c'era Romagnoli, che giocava sotto età, in mediana Verre, in panchina l'uruguagio Nico Lopez, che in Primavera aveva la media gol del miglior Suarez.

Difficile trovare una Primavera con così tanti giocatori arrivati tra i professionisti - tra i pali c'era Pigliacelli, ora nella A romena col Craiova - il secondo scudetto di fila, ampiamente alla portata, sfumò in semifinale contro la Lazio. Ma arrivò la Coppa Italia: il ritorno all'Olimpico finì 0-0, la reazione della Juve si limitò all'1-2 dell'andata. Firmato dal centravanti, Libertazzi, che oggi è tesserato per una squadra di C, l'Imolese, ma deve ancora debuttare nella categoria. Ha fatto molta più strada quello che gli servì l'assist, l'ala destra col numero 7, Leonardo Spinazzola.