Habemus Politano (o quasi). E Ibanez. Il tutto al termine di una giornata che non ha fatto altro che ribadire come le vie del mercato siano infinite. Perché nell scambio io do uno Spinazzola a te, te dai un Politano a me, è stato percorso un sentiero ancora vergine, quello dell'affare concluso, poi abortito, infine riconcluso ma con un accordo diverso da quello originario. Roba da pazzi, del resto inevitabile quando qualcuno al tavolo di gioco cambia gli accordi in corsa.

Politano

Che tra Roma e Inter il clima fosse diventato rigido, si era capito sin dalla serata di mercoledì quando, nonostante le visite mediche in giallorosso di Politano, l'Inter aveva fatto sapere che per Spinazzola, volato a Milano, per il semaforo verde era necessario che si sottoponesse a dei test fisici ad Appiano Gentile (ieri mattina). Un inedito assoluto. Nessuno ci ha creduto. E allora si è cercato di capire. Arrivando a scoprire che il grande capo nerazzurro Marotta aveva smentito il suo braccio destro Piero Ausilio che con la Roma aveva trovato l'accordo per uno scambio definitivo, ventotto milioni la valutazione dei cartellini dei due giocatori, prestito fino a giugno poi obbligo di riscatto da entrambe le parti. Marotta ha stoppato tutto, trasformando l'obbligo in diritto che, non è difficile da capire, è tutta un'altra cosa.

Il ds giallorosso Petrachi si è infuriato, facendo capire alla controparte che a quelle condizioni l'affare saltava. E così è stato per diverse ore. Fino a quando, nel pomeriggio, è filtrata la notizia che le due squadre erano tornate intorno al tavolo per trattare. Obiettivo cercare di trovare un punto d'incontro che evitasse una brutta figura ciclopica. Con la Roma supportata da Politano, anche lui imbufalito alla notizia che era saltato tutto, che ha fatto capire di non avere nessuna intenzione di tornare a Milano. Alla fine la fumata grigia è arrivata con l'accordo trovato da Ausilio e Petrachi ma con l'obbligo di riscatto fissato a un tot di presenze, quantificato a quindici.

Tutto fatto? Ancora no. Perché l'Inter che nel frattempo stava chiudendo con il Manchester United per Young, stesso ruolo e stessa fascia di Spinazzola, ha ricambiato le carte in tavola (un vizio? Una risposta piccata per la vicenda Dzeko dell'estate scorsa?). Ovvero le presenze l'Inter vorrebbe che le presenze fossero limitate soltanto al campionato e minimo di quarantacinque minuti. Riroba da pazzi. La trattativa è rimasta quindi in sospeso, visto che i dirigenti giallorossi (con Petrachi c'erano Fienga e Longo) si dovevano trasferire a Parma per la partita di coppa Italia, dando appuntamento a questa mattina per cercare di chiudere una trattativa che non è sbagliato definire ai confini della realtà.

Ibanez

Sarà una giornata intensa oggi a Milano per la dirigenza giallorossa. Perché in programma non c'è soltanto l'incontro con l'Inter, ma anche quello con i procuratori di Ibanez, il centrale difensivo brasiliano dell'Atalanta che Petrachi vuole mettere a disposizione di Fonseca. Il giocatore tra l'offerta del Bologna e quella della Roma, ha preferito la seconda visto che l'ingaggio offerto da Petrachi è stato il doppio rispetto a quello del Bologna (novecentomila euro contro cinquecentomila).

Con l'Atalanta l'accordo era stato già trovato sulla base di due milioni di prestito e un riscatto fissato intorno agli otto milioni di euro. L'arrivo di Ibanez vuole dire che almeno uno dei centrali ora a Trigoria, è destinato a salutare. Il maggiore indiziato è Juan Jesus richiesto dalla Fiorentina (e non solo) che al brasiliano offre quattro anni di contratto ma con un ingaggio inferiore a quello che ha con la Roma (un milione e mezzo contro i due e due attuali).

Si parla anche di un possibile prestito di Cetin al Verona, ma per ora non ci sono conferme. Petrachi sta cercando anche un terzino mancino e nelle ultime ore sono notevolmente salite le quotazioni del croato Borna Sosa dello Stoccarda.