All'appello mancava Di Bello. Intendiamoci, la Roma di ieri sera è stata molto diversa da quella che avevamo lasciato a Firenze, forse durante le prolungate vacanze si era convinta di essere solo all'inizio di una grande avventura, invece la conferma sul campo non c'è stata perché la sconfitta con il Torino, terza in questo campionato, è figlia anche delle colpe dei giallorossi, nessuno escluso. Detto questo, ribadiamo: all'appello mancava soltanto Di Bello. Arbitro che in precedenza si era rivelato una sorta di portafortuna per la Roma, undici vittorie in dodici partite dirette dal fischietto di Brindisi, internazionale, bancario, trentanove anni, una carriera in costante ascesa. L'ascesa ieri sera ha avuto una battuta d'arresto.
Un dato già dice molto se non tutto: la Roma ha finito la partita con cinque ammoniti (Diawara, Veretout, Mancini, Florenzi, Kolarov) a fronte di dieci falli commessi, in pratica un ammonito ogni due falli; il Torino ha esultato al novantesimo con due ammoniti (Izzo e Djidji) a fronte di ventuno, dicasi ventuno, falli, un giallo ogni dieci abbondanti. In questi numeri c'è il senso, anche se un senso non ce l'ha direbbe Vasco Rossi, della direzione arbitrale del bancario pugliese. Questi numeri diventano ancora più inquietanti se poi si va a ricordare come, dopo la prima ammonizione, sia Izzo che Djidji, avrebbero potuto meritare la seconda. Passi il secondo giallo non dato all'ivoriano, fallo da dietro su Perotti, non può passare, invece, il secondo giallo non dato a Izzo per un plateale fallo di mano, peraltro fischiato, con il braccio orizzontale al campo. Il risultato, in quell'occasione, è stato che le legittime proteste di Florenzi, Capitano, hanno portato all'ammonizione del ventiquattro giallorosso. Roba da pazzi, fermo restando, come abbiamo già scritto, che la Roma di ieri sera tutto è stata meno che esente da colpe che hanno portato a una sconfitta inaspettata e che spezza sul nascere sogni per un campionato ancora più di alta classifica.
Poi ci sono stati gli episodi. Il primo è quello relativo al gol di Belotti segnato dal Gallo nel recupero del recupero del primo tempo. Di Bello, infatti, dopo aver segnalato un minuto di recupero, pochi secondi prima del quarantacinquesimo, ha fermato la partita per un fallo (presunto tra l'altro) di Veretout, nell'occasione pure ammonito. A quel punto ha fatto ripartire il suo cronometro nel momento in cui il Torino ha battuto il calcio di punizione. Poche volte abbiamo visto un arbitro così attento alle frazioni di secondo. Passiamo al calcio di rigore. Il fallo di mano di Smalling c'è, anche se l'inglese, voltandosi, non sa neppure dove sta il pallone andandolo a incocciare con il braccio. Di Bello non si era accorto di nulla, l'azione era ripartita, i giallorossi si erano riversati nella metà campo avversaria, Zaniolo, palla al piede, stava puntando pericolosamente verso Sirigu. E lì si è sentito il fischio del bancario. Il regolamento boccia la decisione di Di Bello. La regola infatti dice: l'arbitro può avviare una revisione per un potenziale errore chiaro ed evidente o un grave episodio non visto quando: 1) il Var (o un altro ufficiale di gara) raccomanda una revisione; 2) l'arbitro sospetta che qualcosa di grave non sia stato visto; 3) se il gioco è interrotto, l'arbitro ne ritarda la ripresa; se il gioco non è ancora interrotto, l'arbitro interrompe il gioco quando il pallone è in una zona/situazione neutra (di solito quando nessuna squadra è impegnata in un'azione d'attacco). Ci sembra evidente che le ultime righe smentiscono in maniera incontrovertibile il fischio di Di Bello, a prescindere dal rigore poi concesso al Torino. E se la Roma in quell'azione di Zaniolo avesse segnato e poi si fosse scoperto che il rigore non c'era? Forse Di Bello ha voluto evitare tutto questo, iscrivendosi di diritto alla lista degli arbitri che quest'anno hanno fatto arrabbiare la Roma e i romanisti.