Comincia male il 2020 della Roma, con uno 0-2 immeritato, arrivato al termine di una partita in cui la Roma ha tirato addirittura 31 volte contro la porta di Sirigu e che è stato indirizzato anche da alcune curiose decisioni del pessimo arbitro Di Bello, assai poco ispirato nei provvedimenti distribuiti in campo, con un atteggiamento persecutorio nei confronti dei romanisti (10 falli romanisti: sei gialli tra cui tre per proteste, uno per Mancini, uno per Florenzi e uno per Fonseca; 21 falli: 2 gialli per i granata) e con la grave macchia della mancata espulsione di Izzo al 31' della ripresa, col risultato di 0-1, e con il difensore che ha allungato un braccio per respingere un cross appena fuori area e, già ammonito, è stato salvato dall'arbitro. Che invece dopo è stato inflessibile al 40' con Smalling, reo di aver colpito una palla fuori del suo campo visivo con gomito e braccio, richiamato alla revisione dal Var Abisso. Così, con due reti di Belotti sul finire dei tempi (il primo oltre il recupero assegnato, ma in quel caso il prolungamento è giustificato) è arrivata la terza sconfitta in campionato (sempre con lo stesso risultato) e purtroppo si è allungato il distacco con le prime tre.

Peccato perché la squadra era in piena fiducia e Fonseca ne era convinto, tanto da aver confermato all'inizio la stessa formazione che aveva trionfato a Firenze nell'ultima del 2019, quasi ignorando il fastidio degli assenti (sei anche ieri, con i misteri Kluivert e Pastore sempre più fitti, ma con Cristante che danno ormai quasi pronto) e contro invece un Torino che ha persino superato la performance dell'infermeria giallorossa, con gli stessi sei infortunati e però due indisponibili in più, gli squalificati Bremer e Ansaldi (che lo scorso anno aveva segnato il gol del momentaneo 2-2 proprio alla ripresa del campionato dopo la sosta natalizia). Fonseca così ha dato fiducia all'undici di Firenze, con Pau Lopez tra i pali, il redivivo Florenzi con Kolarov a presidiare le fasce, il quadrato di giannizzeri centrali con i difensori Mancini e Smalling e i mediani Diawara e Veretout, e le tre stelle di talento e gamba Zaniolo, Pellegrini e Perotti alle spalle di Dzeko, ieri troppo abulico.

Il fatto è che il Torino è comunque una squadra di Mazzarri e quindi sempre difficile a morire. Nella partita dello scorso anno al 2-2 si era arrivati dopo un doppio vantaggio iniziale giallorosso che aveva lasciato pensare ad un atteggiamento degli avversari totalmente remissivo. Poi El Shaarawy nel finale sistemò la pratica. Stavolta invece già all'intervallo si è andati col Toro in vantaggio per il gol segnato da Belotti al minuto 46 e secondi 38, nonostante il modesto Di Bello avesse accordato un solo minuto di recupero. Il fatto è però che per via di un fallo (assai dubbio) costato a Veretout anche un giallo proprio allo scadere del tempo regolamentare, si è perso qualche secondo e il Toro ha battuto la relativa punizione al 45'38", ecco perché poi si è giocato anche oltre al minuto annunciato dal quarto uomo.

E puntualmente la Roma è stata punita da una prodezza di Belotti che ha controllato un pallone che pareva quasi innocuo e che invece l'attaccante granata ha trasformato in oro con un gran sinistro dal basso verso l'alto che è terminato sotto la traversa, sorprendendo Pau Lopez che invece intorno all'8' aveva salvato due volte la porta: prima su un destro diagonale dello stesso Belotti deviato dallo spagnolo sul palo (ma se la palla fosse entrata ci sarebbe stato margine per una revisione del Var per via di una precedente posizione di fuorigioco attiva di Lukic) e poi sulla rimessa bloccando sulla riga un colpo di testa di Rincon. Insomma il Toro è stato piuttosto pericoloso, e la Roma pure ha costruito le sue occasioni, solo che un po' per l'evanescenza di Dzeko, un po' per la mancanza di cattiveria di Zaniolo, Pellegrini e Perotti e un po' per qualche conclusione affrettata la porta di Sirigu è rimasta inviolata.

Le occasioni erano capitate già al terzo minuto a Zaniolo (sinistro deviato da Nkolou, bravo Sirigu a respingere in tuffo plastico), al 7' a Florenzi di destro in girata (attento ancora il portiere granata) e all'8' a Dzeko che però al momento del tiro in area a campo abbastanza sgombro è caduto come se fosse stato sgambettato da un filo invisibile. La partita è andata avanti placida con la Roma in controllo e il Toro pronto ad incornare mentre l'arbitro ha via via perso il filo della sua direzione, ignorando falli clamorosi (su Zaniolo, ad esempio) e concedendone altri inventati (come nell'episodio decisivo di fine tempo). L'occasione più grossa ce l'ha avuta invece Pellegrini al 39', ma sul suo destro da dentro l'area Sirigu stavolta è stato miracoloso e ha respinto a mano piena.

Condizionata dal risultato, la Roma ha sofferto qualche ripartenza nel secondo tempo (Lopez ha deviato sulla traversa una puntata di Belotti deviata da Mancini al 5'), ma poi si è riversata nella metà campo avversaria e ha cercato diverse soluzioni, di piede, di testa, da lontano e da vicino, sempre con troppa approssimazione, oppure nel raggio d'intervento dell'insuperabile Sirigu. Dal taccuino tornano i nomi di Dzeko, Perotti, Veretout, Pellegrini, Mancini e poi dei subentrati Mkhitaryan e Kalinic, prima della capitolazione con il rigore assegnato contro Smalling, dopo che già lo scempio della mancata espulsione di Izzo era stato perpetrato. Fonseca aveva provato a alzare il tasso tecnico della sua squadra inserendo l'armeno al posto di Veretout (gravato dal giallo inconcepibile di fine primo tempo) senza cambiare l'assetto tattico e poi il serbo al posto di Perotti, a quel punto rialzando Mkhitaryan a sinistra, abbassando Pellegrini in mediana e accostando Kalinic a Dzeko, per una sorta di 424 che non ha dato i frutti sperati. Dopo il 2-0 la partita è finita, ma la Sud ha continuato a cantare, dimostrando di aver assorbito già la botta. Domenica arriva la Juve, meglio girare subito pagina.