Da Pontedera a Firenze il passo è breve. Una cinquantina di km più o meno, da percorrere in mezzo alle colline toscane tra la provincia di Pisa e il capoluogo di regione. Un tragitto che Gianluca Mancini conosce bene, lui che a Pontedera ci è nato e che a Firenze ha giocato, e per diversi anni anche. Mai in prima squadra, però. Il centrale nella Fiorentina ha militato solo nelle giovanili, dai giovanissimi alla Primavera, assaggiando il clima partita dei grandi solo in quattro occasioni, quando è stato convocato per gli impegni di Europa League.

Eppure Firenze Mancini non l'ha dimenticata, visto che ha deciso di celebrare lì il suo matrimonio con la compagna Elisa. Dopo 5 anni di fidanzamento i due hanno deciso di convolare a nozze e hanno scelto proprio Firenze come location per la cerimonia che si è tenuta ieri in una chiesa locale. Presenti anche alcuni compagni di squadra: Cristante, Spinazzola, con cui Mancini ha condiviso anche l'esperienza all'Atalanta, e Pellegrini, con cui il difensore ha molto legato in questi primi mesi: «Con Lorenzo ci siamo conosciuti a giugno in Nazionale ma ci siamo presi subito - ha dichiarato qualche giorno fa a Roma Tv - C'è stato da subito un bel rapporto, ci somigliamo e questo ha facilitato l'amicizia».

Un'amicizia che si ripercuote anche sulle prestazioni in campo. Ultima ma non ultima quella di Firenze, proprio la "sua" Firenze. Al Franchi contro i viola il difensore toscano ha giocato una delle più belle partite da quando è alla Roma, risultando tra i migliori in campo. Non ha sentito evidentemente l'emozione di tornare nella città che lo ha cresciuto - calcisticamente e non - e che forse l'ha lasciato andare troppo presto.

Troppo presto perché ora Gianluca Mancini è tra i migliori difensori del campionato, lui che non è solo un difensore. Quando la Roma versava in condizioni di estrema emergenza a centrocampo per i contemporanei infortuni di Cristante, Diawara e Pellegrini è stato schierato in mediana accanto a Veretout, e anche lì non ha sfigurato, anzi. Aggressività, intelligenza tattica e senso della posizione: in quelle sei partite giocate davanti alla difesa è parso assolutamente a suo agio, forse anche grazie alla precedente esperienza in quel ruolo, maturata proprio nelle giovanili della Fiorentina. Le sue prestazioni hanno convinto al punto che quando l'emergenza è rientrata e la Roma ha potuto tornare a contare su Diawara, non era poi così impopolare l'idea di lasciare Mancini lì, a protezione della retroguardia, quasi per paura di rovinare un giocattolo perfetto.

Ma il suo habitat è il centro della difesa. È lì che il numero 23 riesce a esprimere il meglio di sé, esaltato dalla partnership con Smalling con cui forma uno dei tandem arretrati migliori dell'intero campionato. Da ottobre a oggi i due hanno contribuito a rendere la retroguardia giallorossa la meno battuta della Serie A, con 8 reti incassate in 11 gare. Smalling-Mancini, la coppia più bella del mondo. Non ce ne voglia la dolce Elisa.