Un calcio in faccia - in senso metaforico, s'intende - a chi sosteneva fosse bollito: Aleksandar Kolarov ha risposto così ai suoi detrattori. A suon di pedate mancine nell'angolino e sgroppate sulla fascia. Al Franchi, venerdì sera, ha messo il nono sigillo personale a un 2019 che lo ha visto soffiare su trentaquattro candeline. Ma la voglia di calcare il campo da gioco non passa, anzi. Accigliato, per non dire ingrugnito, come sempre, il terzino serbo è il difensore con il maggior numero di gol in un anno in Serie A dal 2007 ad oggi.

E se dal dischetto sono arrivati due errori (contro Lecce e Napoli), quando sistema la palla fuori dall'area di rigore è praticamente una sentenza. Punizione divine, in entrambi i sensi: per i romanisti, pronti a scattare in piedi con le braccia al cielo, e per gli avversari, costretti a vedere il loro portiere chinarsi per raccogliere il pallone in porta.

In questa prima parte di stagione solo il suo amico Dzeko ha segnato di più per la Roma: a parità di presenze (22), il bosniaco ha realizzato dieci gol, il numero 11 cinque. Tutti in campionato, tutti su calcio da fermo: tre su punizione (solo Lionel Messi ha fatto meglio nel 2019-20, considerando i cinque principali campionati europei) e due su rigore.

Ora, tornato in pianta stabile Perotti, i tiri dagli undici metri sono appannaggio del "Monito", o in alternativa di Veretout. Ma quando il pallone viene aggiustato per un tiro dai 20-30 metri Aleksandar non accetta discussioni: in un paio di circostanze ha lasciato provare Pellegrini, ma quando la mattonella è la sua non sente ragioni. E ci mancherebbe, visti i risultati. Dal 2007 in poi, ne ha trasformate in gol dodici: anche in questo caso, non esiste difensore che riesca a stargli dietro tra Serie A, Liga, Premier, Bundesliga e Ligue 1. Quindi come privarlo dell'opportunità di incrementare il bottino?

Con diciassette reti in giallorosso, ha staccato Vincent Candela e ora punta il podio dei difensori più prolifici nella storia del Club: Sebino Nela è a due lunghezze, Aldair a tre; la classifica è comandata da Christian Panucci, saldamente primo con trentuno centri. Difficile raggiungere la leggenda savonese, ma il terzo posto è a un tiro di schioppo. Anzi, a due tiri da calcio piazzato, in questo caso. Ma i cinque gol e i tre assist (ha partecipato attivamente al 18% delle reti stagionali) raccontano solo una parte di Kolarov, pedina fondamentale nello scacchiere di Paulo Fonseca.

Stakanovista

Se in Europa League il tecnico portoghese gli ha permesso di tanto in tanto di tirare il fiato, in campionato il serbo non ha saltato neanche un minuto: sempre titolare, sempre per 90', per un totale di 1.530'. Sono soltanto diciassette i calciatori che in Italia vantano il suo stesso minutaggio, ma si tratta per lo più di portieri: tutti gli altri (Skriniar, Romagnoli, Sabelli, Milenkovic, Joao Pedro e Izzo) sono ben al di sotto dei trent'anni.

Merito della gestione delle energie che Kolarov ha imparato ad avere nell'arco della partita: a volte la stanchezza può far commettere degli errori, ma con le corse a cui è chiamato per coprire tutta la fascia è inevitabile che la stanchezza possa farsi sentire. Del resto, è il romanista più utilizzato nelle 23 partite totali giocate dalla Roma finora: 22 presenze, come Zaniolo e Dzeko, ma con più minuti disputati. Sono 1.863 nel complesso, 35' in più rispetto a Pau Lopez e al suo amico bosniaco.

Niente male per uno che alcuni addetti ai lavori giudicavano "bollito" la scorsa estate. Sembrava in procinto di salutare, proprio come il numero nove: su di lui c'era il solito Conte, ma anche i turchi del Fenerbahce. Invece alla fine Aleksandar è rimasto, e lo ha fatto con tutti i sentimenti. Basti vedere come, dopo il suo raddoppio al Franchi venerdì scorso, abbia spronato i compagni a mantenere alta la concentrazione.

Provateci voi, a dirgli che forse è arrivato il momento di appendere gli scarpini al chiodo: vi guarderà con la sua faccia seria e truce, quindi si lascerà sfuggire un ghigno ironico. Come a dire: "vecchio sarai tu, semmai".