Sapessi com'è strano essere romanista su a Milano. Strano quanto bello. Sarà per il desiderio di affermare la propria identità. Sarà per la distanza non solo chilometrica che separa squadre, città, modi di essere. Sarà per qualche altro arcano motivo, ma tocca spesso a San Siro battezzare le prime cose belle dei giocatori romanisti. Sulle orme dei predecessori si muove anche Lorenzo Pellegrini. E non da oggi. Anche se la prima fascia da Capitano l'ha indossata proprio lì, al Meazza, dove gli altri simboli di questa squadra hanno vissuto importanti battesimi.

Su quel campo e ancora contro l'Inter ha esordito Agostino Di Bartolomei. Era il 22 aprile del 1973 e anche quella volta finì 0-0, quando il giocatore più rappresentativo di una Primavera fortissima diede inizio alla sua struggente storia d'amore appena diciottenne. Lì a Milano Francesco Totti si è consacrato al resto del mondo (quello troppo miope per riconoscere un talento cristallino nato, cresciuto e rimasto sempre sotto il Po, queste le sue "colpe" da espiare), facendo più volte spellare la mani a un pubblico storicamente ostile. E quello che probabilmente è il suo gol più bello (scelta ardua, ma è lo stesso protagonista ad averlo individuato come tale) è stato rifilato proprio all'Inter nella sua tana: una galoppata di cinquanta metri palla al piede, vincendo contrasti di forza e saltando avversari con eleganza, per concludere col marchio di fabbrica del cucchiaio a un attonito Julio Cesar.

Contro la migliore versione nerazzurra dell'ultimo mezzo secolo, Daniele De Rossi ha alzato al cielo il suo primo trofeo da romanista (e anche l'ultimo, la Supercoppa conquistata proprio grazie a un suo gol): una Coppa Italia vinta umiliando la squadra all'epoca allenata da Mancini, nata col dichiarato intento di dominare il calcio italiano post-Calciopoli. E su quel campo ha segnato il suo primo gol con la maglia della Roma anche Alessandro Florenzi. Di ritorno dal prestito di Crotone e con soli 37 minuti di Serie A alle spalle, il jolly allora impiegato come mezzala mette in mostra uno dei pezzi forti del repertorio: si inserisce in corsa in area avversaria, sfruttando un assist di Totti e aprendo le porte al successo della Roma (3-1).

Venerdì è toccata a Pellegrini l'ebbrezza della prima volta. In questo caso da Capitano. Dzeko reduce dalla febbre viene inizialmente risparmiato da Fonseca, che lascia in panchina pure Florenzi e così la fascia va sul braccio del numero 7. La Roma sfodera una prestazione maiuscola, soprattutto nel primo tempo, Lorenzo non brilla come nelle precedenti partite in cui è stato mattatore con i suoi assist a ripetizione. Ma per una volta conta altro. Conta quel battesimo milanese, così tipicamente romanista.