Musica per le orecchie di Fonseca, la partita finisce con i 700 tifosi giallorossi che nel loro settore alzano forte nel cielo di Istanbul l'inno di Venditti mentre il presidente turco Erdogan mastica amaro in tribuna, avendo assistito alla durissima sconfitta della sua squadra del cuore, in una partita senza storia, dominata dalla Roma dal primo all'ultimo dei sette minuti di recupero del secondo tempo e con lo spiacevole episodio peraltro del ferimento di Lorenzo Pellegrini, strepitoso assistman nel primo tempo, colpito da una monetina all'8' della ripresa mentre stava per battere un calcio d'angolo: senza fare alcuna sceneggiata, Lorenzo è rimasto in piedi ma poi ha avuto bisogno delle cure del medico per tamponare la ferita mentre il sangue gli colava sulla fronte.

Dopo uno stop di quattro minuti, servito anche per calmare gli animi della tribuna con l'annuncio dello speaker, Lorenzo ha ripreso a giocare per poi lasciare spazio all'ex idolo di casa, Cengiz Ünder al 26'. La pratica della partita era stata chiusa già nel primo tempo, con le tre reti segnate da Veretout su rigore, poi da Kluivert e infine da Dzeko, nei quindici minuti dell'ultimo quarto d'ora, dopo che per un po' la squadra di Fonseca aveva giocato al gatto col topo, prima divertendosi a stanarlo dal bunker in cui s'era rinchiuso e poi schiacciandolo, mettendo a frutto la superiorità tecnica emersa già nella gara d'andata.

E così la Roma si è anche ripresa quanto il destino, la sfortuna e l'inadeguatezza dell'arbitro Collum le avevano tolto in queste prime gare europee: con la contemporanea vittoria del Borussia in Austria, ora basterà un punto con il Wolfsberger all'Olimpico il prossimo 12 dicembre per festeggiare l'approdo ai sedicesimi, ma addirittura anche una sconfitta potrebbe garantire la qualificazione se i turchi non vinceranno a Moenchengladbach. Insomma, è praticamente fatta.

Il primo tempo della Roma è stato semplicemente perfetto, alla faccia di Buruk che alla vigilia aveva detto di non temere neanche troppo le doti di un avversario "che non è dominante e lascia spazi in difesa". Bello gustarsi la sua faccia quando il suo Basaksehir non aveva la forza di contrapporsi al costante palleggio romanista e abbassava le linee davanti all'area di rigore in un catenaccio dantesco, perché neanche tanto ben organizzato. O quando la Roma attirava le pressioni avversarie sul suo limite per poi verticalizzare con la qualità dei suoi sapientissimi interpreti. O quando, dopo il primo gol, gli arancioni di casa provavano a cambiare il proprio destino abbandonando l'atteggiamento più difensivo e scoprivano il fianco alle ripartenze romane.

Un massacro sportivo è stato quel primo tempo, ecco cosa. Ideale completamento del secondo tempo dell'Olimpico all'andata, con la Roma capace di affondare il colpo ad ogni azione. Quasi con gli stessi marcatori del 19 settembre: Dzeko e Kluivert come quella sera, Veretout ad aprire le danze su rigore ineccepibile (una specie di parata di Topal su conclusione ravvicinata di sinistro di Pellegrini).

Per trovare il varco però la Roma ha impiegato mezz'ora perché Buruk aveva studiato e innalzato il suo bunker a difesa della porta di Gunok, con un finto 433 che diventava un 451 con gli esterni d'attacco ad abbassarsi quasi sulla linea del terzini, sperando magari in qualche fortunata ripartenza: un paio le ha anche avute (al 5' con il connazionale di Dzeko, Visca, tiro fuori, al 19' con lo stesso bosniaco a servire Crivelli, bravissimo Mancini a respingere), poca roba di fronte alla continua creazione giallorossa, col consueto 4231 ad estrosissima trazione. Con i movimenti incontro di Pellegrini e Zaniolo, le incursioni di Veretout e Kluivert, le sovrapposizioni continue di Kolarov e Santon (una piacevole sorpresa, unico cambio dell'undici iniziale rispetto alla formazione anti-Brescia) e la consueta illuminata regia offensiva di Dzeko, la Roma nel primo tempo è stata imprendibile.

Lo show è cominciato da subito, con la costante occupazione degli spazi offensivi, ma negli appunti la prima palla gol è al 22', con un episodio che sembrava sgradevolmente allungare la lista dei torti arbitrali, con il romeno Hategan che non ha eccepito sull'intervento di Clichy alle spalle di Zaniolo entrato in area in progressione solitaria (su delizioso assist di prima di Dzeko) e ignorando quindi il malizioso tocco del piede del francese (e la contemporanea spinta di Ponck) che hanno tolto l'equilibrio al romanista al momento del tiro.

Vedrà bene, per fortuna, pochi minuti dopo la parata a braccio disteso di Topal sul sinistro di Pellegrini dal limite, dopo l'ennesima occasione da rete creata dal dinamismo offensivo dei romanisti. Rigore indiscutibile che Veretout ha trasformato con freddezza (30'). Hategan non vedrà neanche nella ripresa un tocco di braccio in area di Smalling, a partita ormai indirizzata. In ogni caso, dopo il vantaggio è salito in cattedra Pellegrini, regalando due perle prima per Kluivert e poi per Dzeko: nel primo caso, al 40' un'uscita dalla propria area con verticalizzazione immediata di Kolarov è stata trasformata in assist a campo aperto per l'olandese, velocissimo a puntare la porta e a battere Günok, nel secondo Lorenzo ha strappato il pallone dai piedi di Epureanu e ha servito Edin con un taglio delizioso, impreziosito dal perfetto controllo e dalla successiva deviazione verso la porta del bomber. 3-0 e Erdogan gelato.

La ripresa è stata di pura accademia, con il povero Buruk che ha finito i cambi quasi subito (prima sostituzione obbligata al 16' per il ko di Gulbrandsen, seconda tattica con Robinho ad inizio tempo al posto dello sbadato Epureanu, terza obbligata al 6' per l'infortunio di Skrtel) e Fonseca a gestire sapientemente le sue, inserendo prima Spinazzola per l'ammonito Kolarov all'8' e poi Cengiz e Mkhitaryan (al rientro dopo l'infortunio di Lecce, 29 settembre) al posto di Pellegrini e Dzeko, con Zaniolo provato falso centravanti, Ünder a destra e l'armeno sulla trequarti. Così sono arrivate altre occasioni. E nessuna per i poveri turchi, storditi quanto il loro superbo allenatore.