A quanto pare molto presto la Roma potrebbe avere un nuovo proprietario. La trattativa per la cessione della maggioranza delle quote azionarie della società giallorossa da Pallotta al gruppo che fa capo al miliardario texano Dan Friedkin sembra infatti entrata nella fase della definizione: «O si fa entro pochi giorni o non si fa più», il mood imperante a Trigoria. Le volontà a quanto pare sono tutte convergenti: da una parte il venditore, Pallotta, ormai orientato a cedere il controllo del club rimanendo però con una quota di azioni significativa; dall'altra l'acquirente, persuaso dalla convenienza dell'affare che gli consentirà di diventare un nuovo re di Roma con quello che può significare per tutta la parte delle sue attività imprenditoriali legate al turismo (con una catena di alberghi di lusso) e dell'intrattenimento (in qualità di produttore cinematografico, come potete leggere nell'articolo a parte); infine la volontà del club che sta lavorando in maniera attiva con la governance sempre più solida varata dopo l'ultimo Cda, con Fienga a capo di tutto, Calvo per il settore marketing, Petrachi per l'attività prettamente sportiva, Rogers alle strategie e Zubiria supervisore.

E proprio la conferma di Pallotta nella compagine societaria, sia pure con una quota minoritaria, è la miglior garanzia che almeno a breve termine lo staff sarà interamente confermato e non ci sarà discontinuità nel lavoro. Del resto all'operazione sta lavorando in gran segreto ormai da diversi giorni proprio il Ceo (e amministratore delegato Guido Fienga), a stretto contatto con Bob Needham (Ceo di Raptor, il veicolo finanziario di Pallotta) e con gli uomini di Friedkin. Ovviamente anche Fonseca ha bisogno di essere rassicurato in questo senso e la certezza che il management attualmente operativo resterà saldo in sella anche se dovesse concretizzarsi la cessione consentirà all'intero staff tecnico e alla squadra di continuare a lavorare con la necessaria serenità.

Ieri per Fienga e il suo staff è stata una giornata relativamente più tranquilla rispetto alle ultime. Ovviamente, ultimati i lavori della due diligence, bisognerà ora attendere l'offerta dettagliata da parte di Friedkin che, come noto, riguarderà As Roma PLV LLC, la società con sede nel Delaware costituita da Pallotta e dagli altri soci americani che detiene l'86,577% del capitale della società (a sua volta diviso per il 3,293% direttamente da Jim e per il restante 83,284% attraverso Neep Roma Holding Spa, interamente posseduta). Un giochino di scatole cinesi che consente di avvalersi delle agevolazioni fiscali garantite dalle leggi dello stato sulla East Cost degli Usa (dove non per caso vengono costituite più del 50% delle società americane).

Della solidità finanziaria del possibile nuovo proprietario della Roma nessuno ha dubbi. Forbes lo colloca al 187° posto tra i Paperoni statunitensi (504° nel mondo). Su un documento sito di Real Estate per celebrità, dirt.com, è consultabile un articolo datato 5 gennaio 2017 in cui vengono elencate in un articolo tutte le proprietà immobiliari dell'imprenditore texano, con documentazione fotografica e prezzi verosimili di acquisto. Ci sono residenze principesche, tipo la casa di famiglia di Houston su River Oaks Boulevard o come il Lodge in Tanzania, dimore acquistate da personaggi famosi come Bing Crosby, ville che affacciano direttamente sull'oceano a Santa Monica e resort premiati anche dall'American Institute of Architects come lo Sleeping Indian Ranch in Colorado o come la Fattoria Belga a Brentwood (Los Angeles), pagata 18 milioni di euro.

Tra i suoi vicini stelle del firmamento cinematografico Usa come Anne Archer, Diane Keaton, Rita Kogan. Facendo i conti (immobiliari) in tasca vengono fuori la residenza di famiglia a Houston, tre splendide ville a Los Angeles, una a Detroit, un appartamento a Aspen (Colorado), due centri equestri in Santa Fe, un fantastico lodge in Tanzania e il già citato e premiato ranch, un gioiellino da 50 milioni di dollari che è la più grande struttura di tronchi, travi e pietre mai costruita. Uno scherzo, per mister Friedkin.