Una cosa, alla fine, s'è capita a margine delle quasi tre ore di analisi e spiegazioni date dal designatore Rizzoli (a dirigenti, allenatori e capitani della serie A riuniti ieri mattina in un albergo romano) su tutti i casi più controversi che hanno caratterizzato le prime dodici giornate del campionato di calcio: che se i vertici arbitrali avessero voglia di spiegare le loro decisioni anche pubblicamente si ridurrebbero in maniera drastica le polemiche che invece da sempre ammorbano il nostro calcio, sia quando hanno ragione di esistere (perché in passato eccome se molte società, con relative tifoserie, avevano motivi per lamentarsi...) sia quando invece sono solo frutto della frustrazione o, peggio, della non conoscenza di allenatori o giocatori in cerca di alibi per un risultato spiacevole.

Perché fa un certo effetto "calmante" ascoltare ad esempio le conversazioni concitate ma sempre molto focalizzate sui fatti registrate tra arbitri, assistenti e addetti al Var nei secondi in cui sono attorniati da giocatori più o meno educati e devono prendere decisioni che possono magari spostare le direzioni naturali delle partite: e sono stati diversi ieri gli audio riproposti a beneficio degli ospiti presenti, tra cui cronisti e inviati di tv e giornali. In questo senso Rizzoli ha annunciato una novità destinata a far epoca: "Stiamo studiando il modo di spiegare ogni settimana i casi arbitrali più controversi, regolamento alla mano". Probabile che la novità venga presentata già nel girone di ritorno sul sito dell'Aia e chissà che presto o tardi anche ogni singola registrazione dei dialoghi venga poi messa a disposizione di chiunque voglia capire perché uno stesso braccio che tocca in area un pallone una volta venga punito e la volta dopo no. Perché c'è sempre un motivo, anche se il tifoso medio pensa che sia sempre legato a una questione di maglia. Di sicuro l'incontro di ieri al Parco dei Principi è servito a rafforzare il dialogo tra tutte le istituzioni, presenti e rappresentate davvero in numero significativo. Per gli arbitri c'erano il presidente dell'Aia Nicchi e il designatore Rizzoli (oltre ad altri membri della commissione arbitrale), per la Figc il presidente Gravina, per la Lega il responsabile delle competizioni Butti (solo più tardi sarebbero state rese note le dimissioni del presidente Miccichè), per la Lega Dilettanti Sibilia, per l'Aiac Ulivieri, per l'Aic Tommasi, e ricordiamo tra gli allenatori Paulo Fonseca, Ancelotti, Ranieri, Maran, De Zerbi, Pioli, Inzaghi, D'Aversa, Montella, Semplici oltre a vari capitani e diversi dirigenti. A rappresentare la Roma con il tecnico anche Lorenzo Pellegrini (una sorta di capitan Futuro new edition, in assenza di Florenzi e Dzeko, di rientro dalle Nazionali), Manolo Zubiria (Chief Sporting Officer), gli addetti agli arbitri Vito Scala e Gianluca Gombar e il segretario Leo Longo, una sorta di uomo ombra del ds Petrachi che è anche uno dei dirigenti romanisti più attenti al dialogo con le istituzioni calcistiche. E infatti al termine dell'incontro, che era peraltro stato preceduto da un caloroso saluto tra il presidente Nicchi e Fonseca, la delegazione giallorossa si è soffermata a lungo a parlare col designatore Rizzoli a conferma dell'esistenza di un rapporto di reciproca correttezza che alcuni sgraditi episodi recenti non hanno intaccato.

Nelle diverse e lunghissime spiegazioni fornite dal designatore nel corso dell'incontro sono stati illustrati tanti episodi, divisi in cinque macroaree: Le nuove regole, Il fallo di mano, La tecnologia in 3D per il fuorigioco, Il fair-play tra giocatori (e allenatori) e arbitri, Il ruolo del Var. Quando da Rizzoli è stato chiesto il contributo dei presenti sui diversi casi mostrati, nessuno dalla fila della Roma ha eccepito sull'interpretazione data dal fallo di mano di Lucioni nella sfida di Lecce («Siamo tutti d'accordo che questo non è rigore?», ha chiesto Rizzoli), mentre Ancelotti è stato protagonista dell'intervento più polemico: "Intanto, ditemi se ammettete di aver sbagliato nel finale di Napoli-Atalanta", con Rizzoli pronto ad annuire: "Sì, nel non fermare il gioco (dopo lo scontro in area Milik-Kjaer, ndr)". Ancelotti ha poi ripreso toccando un tema sensibile: "Il problema vero è che io non so chi arbitra le partite: quando ci sono per esempio Rocchi o Orsato sono sicuro che dirigono loro, ma quando ci sono arbitri con minor personalità credo che arbitrino al Var. E questo non lo trovo corretto". Grande fair-play anche nei chiarimenti con il presidente del Lecce Sticchi Damiani (dopo il gol annullato a Lapadula contro la Lazio), con Montella, D'Aversa e i dirigenti del Genoa. Tutte rose e fiori? Sembra, fino al prossimo rigore fischiato o ignorato.