Pau Lopez, Chris Smalling, Edin Dzeko e lui, Jordan Veretout. Sono i quattro moschettieri che compongono la spina dorsale della Roma. Quelli ai quali Fonseca non rinuncia mai. Non potrebbe anche volendo, in questa fase emergenziale. Ma non lo ha fatto nemmeno quando aveva a disposizione tutti gli effettivi o quasi. Da quando è entrato nella formazione titolare, l'ex fiorentino non ne è più uscito. E prima di trovare in Gianluca Mancini il partner con il quale completare a meraviglia la linea a due a protezione della difesa, ha fatto coppia con Pellegrini, Cristante e Diawara, che è rientrato al suo fianco nel finale della sfortunata gara di Moenchengladbach (ma oggi lascerà il posto dall'inizio ancora all'ex atalantino).

In Germania Veretout ha disputato una prestazione sontuosa, macchiata solamente nel recupero dall'inopinata rete di Thuram, quando la sua straordinaria generosità lo ha portato in marcatura su Plea, che lo ha superato nello stacco servendo al figlio d'arte l'assist vincente. Per tutti i precedenti 94 minuti però il numero 21 ha rasentato la perfezione, chiudendo ogni spazio alle folate offensive tedesche e ricucendo allo stesso tempo le azioni di ripartenza giallorossa. Un lavoro a tutto campo che aveva già messo in mostra nelle precedenti partite, portandolo a livelli stratosferici in quella vittoriosa contro il Napoli di pochi giorni prima. Quel sabato Jordan ha non soltanto trovato il primo gol da romanista, battendo Meret su rigore, ma ha anche reso non umana la mole di gioco prodotta. Al punto da far coincidere il neologismo "tuttocampista" con il suo nome.

È riduttivo confinare oggi la sua presenza in mezzo, nel territorio nevralgico, perché il francese sembra avere il dono dell'ubiquità. Dai confini della zona calda davanti a Pau Lopez - dove spesso e volentieri sradica letteralmente palloni dai piedi avversari, fungendo da difensore aggiunto - fino al limite dell'area avversaria, tutto sembra di sua pertinenza. Nessuna sosta, nessun limite: fiato da vendere, muscoli d'acciaio che gli permettono di essere un vero e proprio giocatore box to box, Veretout sta rinnovando i recenti fasti dei centrocampisti da battaglia della Roma. L'ex viola è riuscito a concentrare su di sé le migliori qualità dei suoi predecessori nel ruolo: visione di gioco e capacità di sporcare linee di passaggio avversarie da De Rossi, dinamismo e inserimenti in zona offensiva da Nainggolan, acume tattico e grinta da Strootman. Le similitudini sono spesso fuorvianti, ma la capacità di mutuare dagli altri le caratteristiche più utili per la propria squadra è la dote che serve per diventare indispensabile. Veretout è oggi il perno della Roma fonsechiana, colui che riesce a trasformare un'azione di interruzione del gioco avversario e recupero palla in una potenziale creazione di occasione offensiva. Nemmeno la corsa continua gli fa perdere lucidità, come ha dimostrato a Bologna quando dai suoi piedi è nata la ripartenza che ha portato al gol vittoria. E oggi torna in Emilia. Da protagonista.