Minuto numero 55 di Roma-Napoli: uno è sul dischetto, pronto a calciare il rigore che ci regala il raddoppio; l'altro, al limite dell'area, è a mani giunte in una sorta di preghiera laica nella speranza che l'esito del secondo tiro dagli undici metri sia migliore del primo. Jordan Veretout segna il suo primo gol in maglia giallorossa, lo fa sotto la Curva Sud in una sfida con una rivale diretta: una rete che si rivelerà determinante per l'esito finale dell'incontro. Gianluca Mancini, assieme a tutti gli altri compagni, corre ad abbracciarlo.

È questa la fotografia che meglio di ogni altra racconta la Roma attuale: un gruppo coeso, dove tutti remano nella stessa direzione, sotto la guida di Paulo Fonseca. Si corre, si pressa e si lotta tutti insieme per un solo obiettivo, comune a tutti: portare la Roma il più in alto possibile. Non che in passato questa volontà non ci fosse, sia chiaro: ma vedere un Pastore così, un Dzeko che si sacrifica a tutto campo e uno Smalling in grado di guidare l'intera retroguardia dopo poche partite la dicono lunga sull'entusiasmo ritrovato della squadra, figlio delle difficoltà e delle tante assenze. Invece di fornire alibi, l'emergenza (unita a certe sviste arbitrali ai limiti del grottesco) ha fatto da collante.

Fonseca ha fatto di necessità virtù, complici gli infortuni che hanno falcidiato la rosa negli ultimi due mesi, con un'intuizione felicissima. Il portoghese, rimasto con il solo Veretout in mezzo al campo, ha intravisto in Mancini le caratteristiche ideali per il tipo di gioco a lui più congeniale. Del resto il ventitreenne di Pontedera non è un novizio della linea mediana: in quel ruolo aveva giocato fino ai Giovanissimi Nazionali della Fiorentina, con cui si aggiudicò lo Scudetto nel 2011. «Ho pensato che ci volesse un giocatore aggressivo lì - le parole di Fonseca alla vigilia della trasferta di Udine - Tra i difensori centrali che abbiamo, lui è bravo anche nella costruzione e ho pensato fosse la miglior soluzione».

La naturale (e costante) ricerca del pressing di "Mancio" è una dote che il tecnico portoghese apprezza particolarmente; i numeri lo confermano: Gianluca è quattordicesimo nella classifica dei recuperi in Serie A (126). Domenica contro il Napoli inoltre ha vinto il 100% dei contrasti effettuati (3). Si sta peraltro rivelando un prezioso amuleto, visto che con lui in campo la Roma non ha mai perso: finora l'unica sconfitta, con l'Atalanta, è arrivata quando l'ex di turno era assente per squalifica.

E adesso non ci sei che tu

"Box to box", ovvero da un'area all'altra: è così che vengono definiti i centrocampisti alla Veretout, calciatori in grado di abbinare spiccate doti di interdizione a quelle di costruzione. L'ex viola è l'ago della bilancia giallorossa, perché garantisce equilibrio e fa da raccordo tra difesa e attacco. Ne è prova lampante la ripartenza che porta al gol di Dzeko a Bologna: al 94' recupera palla nella nostra trequarti, si proietta a razzo in avanti e serve a Pellegrini il pallone che il numero 7 mette sulla testa del bosniaco.

Anche domenica, nel finale di gara - quando il Napoli era alla disperata ricerca del gol del pari - è andato a recuperare palla a ridosso della nostra area di rigore come un mastino: recuperi che, dopo aver corso per oltre 80', rendono l'idea del furore agonistico del ventiseienne di Ancenis. Che, fin dal suo esordio il 15 settembre scorso, ha preso in mano le redini della squadra. A corredo della splendida prova contro i campani, è arrivato anche il primo gol: un premio che legittima la prestazione stellare, corredata dal 92% di passaggi riusciti (nessuno come lui). La strana coppia s'è presa la Roma e, assieme a tutti gli altri, vuole riportarla il più in alto possibile.