Scherzando e ridendo, sulle spalle della Roma rischia di pesare pure la reputazione delle squadre italiane in Europa, tra il clamoroso ammutinamento dei giocatori del Napoli dopo il pareggio casalingo col Salisburgo e gli sviamenti di Conte, che quando perde (e lo ha fatto fragorosamente, in Germania, con la squadra che insegue il Borussia nella Bundesliga) è sempre colpa di qualcun altro. E Marotta zitto. E mentre la Juve risolve la sua gara (a Mosca...) nei minuti di recupero e l'Atalanta strappa un pareggio ai giganti del City, la Rometta che un paio di settimane fa tutti davano per dispersa si sta prendendo a poco a poco le sue belle soddisfazioni.

E se Collum avesse seguito i suoi occhi e non la sua fantasia, oggi questa squadra potrebbe affrontare la sfida col Borussia con l'anima assai più leggera, forte di una qualificazione virtualmente già messa in tasca. E invece anche stasera sarà una partita importante («ma decisiva solo per loro», ha specificato Fonseca), contro una squadra in gran forma e dentro un catino bollente a dispetto della temperatura freddina. Ma Fonseca ha tutto per esorcizzare ogni cattivo pensiero, scacciare i fantasmi di Collum, rinsaldare questo legame via via più forte tra la squadra e i suoi tifosi, dopo la disillusione della scorsa stagione. E allora torniamo al punto di partenza, alle perplessità che si elevano intorno alle altre società e alle certezze che invece si condensano sopra il cielo romanista. «Non abbiamo vinto niente», ama ripetere l'allenatore, e ci mancherebbe altro che qualcuno si sentisse soddisfatto di aver conquistato un terzo posto in campionato quando per cinque anni si è quasi schifato il secondo. Ma è altro che convince, oltre agli ultimi risultati.

È la compattezza del gruppo, ad esempio, con un capitano che in panchina tifa come il più infervorato dei tifosi (e stasera per lui si profila una serata in attesa per la quinta volta consecutiva), è la serietà di un allenatore che anche nel momento peggiore non ha mai accampato scuse, è la presenza discreta di un gruppo dirigenziale che parla poco e combina molto (e anche le recenti affermazioni via social sui comportamenti da seguire per reprimere le piaghe delle varie discriminazioni possono essere motivo d'orgoglio) e alla fine, in sostanza, è il modo in cui si porta addosso un marchio che per ogni tifoso resta motivo di vanto. «Noi siamo la Roma» non è solo uno slogan per caricare lo stadio, ma un modo di vivere sincero, professionale e appassionato. Sono tre aggettivi che sulla figura di Fonseca si adattano perfettamente. E allora portiamo ‘sta bandiera. Giallorossa, tricolore.