Dal vangelo secondo Paulo ogni euforia è al bando. Ma per un giorno forse non si pecca di eresia a entusiasmarsi per questa squadra che riempie occhi e cuore. Con la testa già al Borussia, certo, perché l'Europa League può e deve essere un obiettivo concreto. Il futuro è adesso, ma il passato (specie se recentissimo) non si dimentica e contemplare bellezza, forza, intensità, voglia di una Roma fantastica, almeno per qualche ora non è peccato.

E a renderle merito non si fa altro che esercizio di cronaca. Perché surclassare il tanto incensato Napoli ben oltre il 2-1 finale (con la sola fisiologica concessione del quarto d'ora successivo al rigore fallito), rappresenta un segnale importante per tutto il campionato, non solo per chi è uscito dall'Olimpico gonfio d'orgoglio. Il trionfo contro una delle squadre più accreditate per il titolo viaggia nel segno del tre, come le vittorie consecutive e la posizione in classifica conquistata almeno fino all'ora di pranzo. Eppure il manico diventa evidente nel gigantesco contorno anche più che nei lusinghieri recenti risultati. Il mantra fonsechiano del «non abbiamo vinto ancora nulla» dimostra quanto il portoghese abbia intuito umori e possibili eccessi meglio di diversi suoi predecessori in sosta prolungata nella Capitale. Soprattutto quanto abbia saputo infondere il Verbo nei discepoli. A fine match con gli azzurri era tutto un florilegio di "piedi da tenere ben saldi a terra".

I proclami lasciano scie fin troppo insidiose, a far volare ci pensa il campo. In ogni partita ogni singolo protagonista compie ulteriori passi in avanti, librandosi verso un calcio seducente e liberando la convinzione del gruppo di poter ambire a qualcosa di importante. Emblematica la crescita di due giocatori su tutti: il Mancini in versione mediano, che stupisce tanto da scomodare paragoni divini; e il Flaco raffinato quanto generoso, tornato ai fasti degli anni belli. La prova più evidente della rinascita la fornisce il miniciclo in corso, che all'alba appariva minacciosissimo per i continui infortuni quanto aggravato da arbitraggi ai limiti dell'ostilità. La pista già in salita si è presentata all'improvviso anche irta di ostacoli. Di fronte ai quali questa squadra ha rilanciato, anziché ripiegarsi su se stessa come troppe volte in passato. Che tocchi ad altri leccarsi le ferite, da queste parti si rilancia. Con la sfrontatezza di chi proprio nell'emergenza acquisisce la consapevolezza dei propri mezzi. È la Roma terapia.