Quel contropiede che ha portato al tris a Udine è solo la punta dell'iceberg Javier Pastore: l'argentino, costretto dai tanti infortuni a fare gli straordinari, ha giocato quattro gare di fila dal 1' (non gli capitava da dicembre 2017), rispolverando giocate degne del "Flaco" visto a Palermo e nei primi anni parigini.

Sotto la Torre Eiffel Javier si è imposto a livello internazionale, disputando la Champions League e vincendo quattro volte di fila la Ligue 1. Il caso vuole che la prima affermazione in territorio francese arrivò con Carlo Ancelotti in panchina, proprio colui che domani cercherà di mettere i bastoni fra le ruote alla Roma. 

L'inizio di un ciclo

L'8 gennaio 2012 Carletto - chiamato a sostituire Antoine Kombouaré - debutta sulla panchina del Psg in Coppa di Francia contro il modesto St. Co Locminé: arriva una soffertissima vittoria per 2-1 al 93', ma il primo gol dell'era Ancelotti porta proprio la firma del fantasista argentino. Pochi giorni dopo, il 14 gennaio, si ripete all'esordio dell'ex allenatore rossonero in Ligue 1: finisce 3-1 al Parco dei Principi contro il Tolosa.

Il tecnico di Reggiolo, che di talenti se ne intende come pochi, affida a Pastore la regia offensiva nel 4-2-3-1 che a volte si trasforma in un 4-2-1-3 dove Sissoko e Bodmer hanno compiti puramente difensivi, mentre il ragazzo di Cordoba è libero di rifinire e di assistere il tridente. Intuizione azzeccatissima, come testimoniano i 16 gol stagionali del "Flaco" (è il suo record personale). Ma a far festa, quell'anno, è il Montpellier.

L'anno seguente a Parigi arrivano Ibrahimovic e Lavezzi, anche perché l'imperativo è vincere. Detto, fatto: Pastore, dopo tre panchine tra settembre e novembre, di fatto non esce più dal campo. In campionato totalizza 34 presenze, con 4 reti e 10 assist. Il 28 aprile 2013 è un suo gol a regalare la vittoria per 1-0 contro l'Evian che sancisce il trionfo, il terzo nella storia del club a diciannove anni di distanza dall'ultimo.

Da lì si apre il ciclo dei parigini, che ne infileranno altri tre consecutivi; in panchina però non ci sarà più l'emiliano, trasferitosi a Madrid nell'estate 2013 per lanciare l'assalto alla "Decima" con il Real Madrid. Una Champions che vincerà, ma che resta il rimpianto più grande dell'esperienza al Psg. Ai quarti di finale, nella doppia sfida col Barcellona Javier e Carlo vengono eliminati con due pareggi: 2-2 in Francia, 1-1 in Catalogna. Al Camp Nou è proprio il Flaco ad aprire le danze con una bella progressione dopo l'uno-due con Ibra, ma il pari di Pedro permette ai blaugrana di volare in semifinale.

Solo oggi si saprà se Ancelotti o meno sarà in panchina (il Napoli ha presentato ricorso d'urgenza contro la squalifica); ma a prescindere da questo, conoscendolo, starà studiando un piano per limitare le scorribande di quel talento al quale non rinunciava mai quando era a Parigi. E pensare che avrebbe potuto allenarlo di nuovo, proprio in Campania: il Napoli, nell'estate 2018, si era mosso per acquistarlo con il benestare di Carletto, ma alla fine a spuntarla fu l'allora ds giallorosso Monchi. C'è voluto tempo e un tecnico in grado di valorizzarlo, ma ora Javier è tornato a ballare il tango.