Un, due, tre, stella. Ovvero: difesa, centrocampo, attacco, Gianluca Mancini. L'ex atalantino (ri)scoperto mediano da Fonseca in piena fase emergenziale, ha sfoderato un'altra prestazione maiuscola a Udine. La terza consecutiva nella zona nevralgica del campo, dove dall'infortunio di Cristante in poi - che si è aggiunto a quelli precedenti di Pellegrini e Diawara - la Roma ha gli uomini più che contati. Adesso però l'insensata espulsione comminata da Irrati a Fazio apre una casella anche in mezzo alla difesa: Jesus non è al meglio e Cetin ha esordito soltanto nell'ultima settimana, disputando soltanto scampoli di gara. Una situazione che potrebbe suggerire l'arretramento del numero 23.

D'altra parte tre centrocampisti di ruolo su quattro occupano ancora l'infermeria e Pastore - l'opzione iniziale di Fonseca - sta risplendendo come ai tempi di Palermo sulla trequarti, tanto da far presumere che la scelta dell'uomo alle spalle di Dzeko ricada ancora su di lui. E allora per fortuna che c'è Mancini, capace di occupare entrambe le posizioni vacanti e fornire al tecnico portoghese una possibile doppia scelta contro il Napoli. Non è poco in un momento di magra come quello attuale, almeno dal punto di vista delle opzioni per allestire una formazione competitiva. Fra il rosso sventolato ai danni dell'argentino e l'ingresso del turco, è stato proprio Gianluca a sdoppiarsi, arretrando il raggio d'azione dalla cabina di regia fino al fianco di Smalling. Senza variare di una virgola il rendimento, sempre altissimo.

L'ex atalantino è poi tornato a giostrare qualche metro più avanti, con la precisione e la personalità già mostrata da quando si è riappropriato del suo ruolo originario. Perché pur essendo ancora molto giovane - ha soltanto 23 anni - c'è stato un tempo in cui Mancini ha giocato da centrocampista. È accaduto all'alba della sua carriera, nelle giovanili della Fiorentina, molto prima di arrivare alla Primavera e poi al professionismo. La reminiscenza però deve essergli rimasta addosso, se anche da difensore è sempre stato considerato un elemento "dai piedi buoni". Una trafila simile a quella di Bonucci, che nel vivaio della Viterbese ha giocato anche più avanti (mantenendo il vizio del gol), ma dall'esperienza interista in poi non si è più mosso dalla difesa. Mentre Mancini - che pure potrebbe seguire le orme dello juventino in Nazionale - sta dimostrando una duttilità fuori dal comune. Oggi è lui il valore aggiunto di una squadra che sembra fortificarsi nelle difficoltà. E quel pressing in Friuli fino all'area avversaria, al 90' e con l'uomo in meno, lo rende iconico per questa Roma tutto carattere.