C'è stato un tempo - lontano, ma neppure troppo - in cui la grande speranza del calcio italiano era Mario Balotelli. E Stefano Okaka il piano B, che alla Roma andava più che bene: se gli altri hanno Baggio, e tu hai Zola, te lo tieni ben stretto. Poi le cose sono andate diversamente, e i due italiani con le radici in Africa hanno mantenuto una parte minima di quello che promettevano da adolescenti. Tra i due, al momento, il meno considerato sembra invecchiato meglio del rivale: a 30 anni (compiuti ad agosto) Okaka ha trovato la sua dimensione a Udine, tanto da tornarci a settembre, dopo i 6 gol da gennaio a maggio 2019, in prestito dal Watford, per cui era tesserato anche per le prime 2 giornate di quest'anno.

Ha esordito alla quarta, è diventato titolare alla sesta, il che vuol dire che i 3 gol segnati finora sono uno ogni 2 partite, media più che dignitosa, peraltro con 2 centri nelle ultime 2, contro Torino e Atalanta. Con la Roma - a cui arrivò 15enne grazie a Bruno Conti, a cui era stato segnalato da Boniek - segnò 2 gol in A: giovanili da predestinato, esordio a 16 anni, a Salonicco, nel settembre 2005, a dicembre la prima in A, quattro prestiti, tra cui quello al Fulham, che divenne esecutivo il primo febbraio 2010. Il giorno prima, su cross di Adrian Pit (!), segnò di tacco (!) il suo secondo e ultimo gol in campionato con la maglia giallorossa: 2-1 al Siena all'ultimo minuto, nell'anno in cui Ranieri stava per negare a Mourinho il triplete. Senza la doppietta di Pazzini, quel gol al 90' sarebbe valso un pezzo di scudetto. E Okaka, invece che un ex giallorosso, sarebbe stato un eroe immortale.