Dal samba al tango il passo è breve, ma non brevissimo. E se negli Anni 80, come ricordava Latini in un nostalgico pezzo di lunedì, la sfida con l'Udinese era disputata al ritmo battente dei tamburi brasileiri con i confronti ad altissimo tasso tecnico tra Cerezo e Falcao da una parte e Edinho e Zico dall'altra (che è come se all'Udinese oggi decidesse di andare a giocare Messi, e pensare che pagarono meno Zico di quanto hanno pagato l'anno scorso Mandragora alla Juventus), oggi sono piuttosto le più malinconiche corde del violino a far vibrare le attese dei tifosi delle due squadre.

Perché oggi, mutatis mutandis, i brasiliani di Tudor si chiamano Becao e Samir e la stella dei locali è invece Rodrigo De Paul, talento un po' intristito (trattato anche dalla Roma nell'infinita ricerca di trequartisti dinamici) come tutta l'Udinese, a maggior ragione dopo il 7-1 beccato a Bergamo. Lungi dal fare la benché minima ironia su quel risultato, indubbiamente la botta produrrà però una reazione, stasera si vedrà di che tipo. L'Udinese, che prima di incontrare l'Atalanta aveva subito appena sei reti, è in ritiro da lunedì e la minaccia, in caso di risultato negativo con la Roma, è di restarci fino a domenica: logico che i giocatori avranno un'ulteriore motivazione per riprendere il percorso virtuoso che tutto sommato stavano facendo. Segnando però poco: tre dei 5 gol finora realizzati - ultimo attacco del campionato con la Sampdoria - portano la firma di Stefanone Okaka, l'unico ex della sfida, uno ne ha fatto Lasagna (oggi in dubbio, il favorito è Nestorovski), ancora a secco De Paul.
L'anno scorso, in una situazione altrettanto delicata (era appena arrivato Davide Nicola, che aveva sostituito Velazquez, che aveva sostituito Tudor, che poi ha sostituito Nicola, e il cerchio si è chiuso), l'Udinese vinse 1-0, sfruttando un clamoroso errore difensivo su fallo laterale. Adesso i giocatori della Roma sembrano decisamente più concentrati ed orrori di quel tipo non se ne vedono più, merito forse dell'allenatore anche se non è facile individuare il confine tra le indubbie virtù di Fonseca e i demeriti dei giocatori dello scorso anno. Ma per fortuna sembra tutto passato.

A preoccupare adesso sono le condizioni generali di un gruppo costretto agli straordinari da un calendario così fitto che porterà la squadra (presumibilmente la stessa o quasi, al netto di eventuali nuovi infortuni, ma con l'importante recupero di Ünder) a riscendere in campo contro il Napoli (in uno scontro diretto dunque per i posti che contano della serie A) 64 ore dopo il triplice fischio di Irrati stasera. La questione vale ovviamente anche per il Napoli che però oggi gioca alle 19 in casa (con l'Atalanta, occhio) e dunque non dovrà sobbarcarsi gli oneri del rientro notturno dalla trasferta più lontana del campionato (la distanza chilometrica con Torino è superiore, ma ad allungare i tempi è la lontananza tra lo stadio e l'aeroporto). Fonseca ha espresso in tutti i modi la propria contrarietà, ovviamente ingigantita dalla lunghissima serie di infortuni anche di lungo corso (Ancelotti invece ha solo Malcuit fermo per infortunio serio, gli altri sono ormai in via di recupero). Farà anche freschino alla Dacia Arena, il clima sta cambiando, ma per fortuna intorno alla Roma il calore sembra in aumento. La fase difensiva è nettamente migliorata: solo cinque squadre di A hanno preso meno gol di Pau Lopez, ma 6 delle 11 reti subite fanno riferimento alle prime tre giornate, nelle successive sei ne sono state prese solo 5. Merito di Smalling e Mancini, ora nella nuova veste di mediano tappabuchi pronto a chiudere ogni sbilanciamento difensivo e a far ripartire la manovra nella sua qualità di primo regista, merito in assoluto dell'assetto via via più equilibrato trovato dal tecnico. E davanti Dzeko, Zaniolo e magari questo Pastore al momento danno ampie garanzie. Non ci smentiscano.