Nessun dramma. Ma allo stesso tempo il desiderio di rimettersi subito in carreggiata dopo la prima battuta d'arresto stagionale. È lo stato d'animo che ha contrassegnato il giorno seguente la gara con l'Atalanta. È toccato a Florenzi dettare la linea, da buon Capitano. L'esterno ha scritto un corposo post su Instagram: «C'è ancora tanto da lavorare, tutti insieme. Una sconfitta è sempre un dispiacere, ma se non insegna qualcosa è anche inutile. Ricominciamo da oggi a imparare come riprendere la nostra strada, nell'unico modo che conosciamo: il lavoro sul campo. Grazie per il grande supporto di ieri sera».

L'ultimo messaggio è ovviamente rivolto ai tifosi, che non hanno smesso un attimo di sostenere la squadra, anche e soprattutto nelle fasi di estrema difficoltà, tanto da essere ricambiati dai giocatori con un convinto applauso al termine della partita. Ma il pensiero del numero 24 è rivolto anche al resto del gruppo. Compagni e allenatore. Paulo Fonseca è già finito su qualche graticola. Addosso al tecnico, incensato soltanto fino a poche ore prima per la duttilità dimostrata, sono piovute le prime critiche feroci. Ce ne erano già state in seguito ai due pareggi delle prime giornate, ma questa volta le note di biasimo sono arrivate decisamente più aspre. Tanto da convincere i provider di scommesse a quotare un suo esonero prima di Natale a sole quattro volte la posta. Nella poco lusinghiera graduatoria degli allenatori più a rischio del nostro campionato, il portoghese segue quelli di Udinese e Verona, Tudor e Juric. Una valutazione che appare distante dalla realtà: la Roma ha incassato il primo ko stagionale dopo una serie di quindici risultati utili (compreso anche il finale dell'ultima stagione).

La stessa gestione Fonseca è stata scandita da una sorta di percorso netto, valutando anche il precampionato. E lo stop è arrivato al cospetto di una squadra rodatissima, atleticamente quasi irraggiungibile e che ormai non è più nemmeno una sorpresa tecnica dopo il terzo posto conquistato l'anno scorso. Peraltro l'andamento della gara è stato condizionato da una serie di errori macroscopici degli attaccanti romanisti, che avrebbero potuto cambiarne il corso. Insomma, appare tutto fin troppo prematuro: gli attuali giudizi catastrofisti, esattamente come i trionfalismi precedenti (esterni a Trigoria) figli delle tre vittorie consecutive. Nel suo primo mese di impegni agonistici da romanista, Fonseca è passato dall'essere «erede di Zeman» (per lo schieramento di nove giocatori sulla linea di metà campo a inizio match e la difesa alta); alla trasformazione in «italianista» per gli accorgimenti difensivi del derby; alle condanne attuali. L'allenatore sapeva fin dal primo istante che sarebbero arrivati momenti difficili, ma sembra corazzato per affrontarli. Anche perché ha intorno a sé un gruppo che subito si è rimboccato le maniche. Oltre a Capitan Florenzi (e a Smalling), ha pensato l'altro romano Pellegrini a dare forza al messaggio: «Testa a domenica!». Chiaro e perentorio.