Stratosferico Edin. Nemmeno il tempo di celebrare la cifra tonda raggiunta appena tre giorni prima, che è già tempo di (ri)aggiornare le cifre. La notte europea ha portato Dzeko alla fatidica quota novanta in giallorosso, la trasferta di Bologna gli ha permesso di raggiungere i 91 gol con la maglia della Roma. Nel modo migliore possibile. In pieno recupero, dopo una gara che si stava incanalando su binari poco consoni al suo reale andamento, indirizzata dalle surreali decisioni arbitrali e dal silenzio-assenso del Var in tutti gli episodi controversi. E ce ne sono stati tanti.

A far tacere ogni possibile rimpianto che già si affacciava sull'umore romanista, ci ha pensato il bosniaco, con una frustata di testa sulla quale nulla ha potuto l'ex compagno Skorupski. La successiva sfrenata esultanza sotto un settore ospiti che grondava passione da ogni centimetro è stata la logica conseguenza di una gioia infinita. Perché al di là della vittoria e dei sacrosanti tre punti, regala la profumatissima sensazione che questa sia una squadra viva, con carattere, che non si piega alle avversità e potrà dire la sua fino al termine della stagione. Insomma, quello che serviva dopo l'anno di tormento ormai alle spalle.

Lo stesso Dzeko sembra un altro giocatore rispetto alla versione nervosa e deludente fornita nella stagione a doppia conduzione Di Francesco-Ranieri. La cura Fonseca pare averlo rigenerato: basterebbero i quattro centri messi a segno in cinque gare a darne prova. Ma oltre ai numeri - che in assoluto non mentono mai e nel caso di Edin sono strepitosi - la differenza sta tutta nel piglio con cui il centravanti affronta le partite. Grintoso, agonisticamente cattivo, dentro la squadra con tutti i sentimenti. Anche i gradi di vicecapitano che quando Florenzi esce dal campo gli permettono di indossare la fascia al braccio, conferiscono alla sua indiscutibile personalità un peso differente. Al termine del match del Dall'Ara, Edin si è avvicinato a Pau Lopez, abbracciandolo e rivolgendogli un labiale reso evidente dalle telecamere: «È tua, è tua», dove il sottinteso è alla vittoria e il riferimento alla fantastica parata nel face to face con Soriano con la quale il portiere spagnolo ha salvato il risultato, sull'1-1.

Ulteriori sintomi di leadership - se mai ci fosse ancora bisogno di ricordarli - di un campione che l'esempio ai compagni lo fornisce con i fatti. Un altro gol in pieno recupero, dopo quelli realizzati l'anno scorso a Torino e Frosinone (anche con la Juve in casa la rete è arrivata a fine match, ma non è stata decisiva ai fini del risultato). Tutti e tre in trasferta, al termine di gare sofferte, sotto lo spicchio occupato dai tifosi romanisti. Tutti sublimati dalla corsa a perdifiato del bosniaco per abbracciarli idealmente (e a volte anche materialmente), guidando il gruppo a formare quello splendido mucchio selvaggio con chi è sugli spalti. Giallorossi immersi nel giallorosso. Un tuffo verso chi non fa mancare mai il proprio sostegno. Anche quando le cose sembrano mettersi male.

È forse proprio nella mancata resa che il Nove e i suoi tifosi hanno trovato la sintesi più efficace e cementato un feeling che sembrava sul punto di sfaldarsi nei mesi scorsi, col centravanti a un passo dall'addio. Invece la storia è andata diversamente, per fortuna di tutti. E soprattutto della Roma, che ora si gode in pieno il suo bomber, con i suoi straordinari numeri. Quelli che possono far spiccare il volo.