Tenera è la notte per Nicolò Zaniolo. Quelle di coppa sembrano disegnate appositamente per lui, come se un sarto di alta scuola gliele avesse cucite su misura. È iniziata così la sua avventura romanista, in una notte di coppe e di campioni, nello stadio dei sogni. Il ballo dei debuttanti al Bernabeu, al cospetto dei campioni d'Europa in carica, fra lo stupore generale di tifosi e addetti ai lavori. Eppure quei monumenti - in campo e fuori - non hanno scosso il ragazzo, che anzi riuscì a disputare una gara di grande personalità, dando la sensazione di non essere preda di alcun timore reverenziale e regalando l'impressione di una storia che avrebbe potuto diventare presto maiuscola.

È successo. A un anno esatto di distanza, Zaniolo si è di nuovo preso il proscenio. Lo ha fatto nel torneo considerato minore, ma non per questo meno affascinante. Almeno non per chi punta al trionfo. Ha avuto la forza dirompente di una saetta il numero 22 nella sfida di Europa League che ha opposto la Roma al Basaksehir. Un primo tempo un po' scialbo per le recenti abitudini della squadra di Fonseca, che sta dispensando gol e spettacolo. Il talentino ex interista dirottato a destra - ma sempre nel vivo del gioco - a un certo punto ha deciso che la partita andava condotta con un'altra marcia e innestato il turbo . Appena il tempo di risalire dagli spogliatoi (dove il tecnico portoghese dev'essersi fatto sentire, a giudicare dalle rivelazioni post-match dei giocatori) e Nicolò ha riacceso gara e pubblico. Tanti spunti e uno strappo sensazionale che ha messo Dzeko nelle migliori condizioni per raddoppiare. Poi la gioia personale, grazie al favore ricambiato dal bosniaco, a coronamento di una splendida serata.

Sembra passata una vita dall'avvio della storia del numero 22 in giallorosso. Scritta con una prefazione in sordina, dopo un'estate trascorsa a lavorare a testa bassa e lontano dai riflettori che avvolgevano i compagni. «Zaniolo chi?» era il refrain che lo accompagnava, almeno da parte di coloro che non seguivano il calcio giovanile. In quelle categorie Nicolò era considerato da tempo un predestinato. Poi però il salto fra i grandi non sempre risulta indolore, anche per i più bravi. E lui ha dovuto mostrare subito tutta l'eccellenza che lo caratterizza, per trasformare in avvincenti le pagine del suo romanzo nella Capitale. Gli è bastato un solo anno, da una coppa all'altra. Una notte di settembre in cui ha risvegliato gli entusiasmi. «Sono cresciuto molto, ma devo crescere ancora come persona e come calciatore - ammette in un'intervista concessa al Match Program del club - La società, il mister e lo staff mi stanno aiutando e io ce la metterò tutta per continuare su questa strada».

Gran parte del merito va attribuito a Paulo Fonseca, che lo ha restituito rivitalizzato ai romanisti dopo qualche mese di fisiologico appannamento nel finale della scorsa stagione: «Il mister ha le idee chiare, ha tanto carattere, dice le cose in faccia e non ha paura di niente. Mi ha colpito molto, sta lavorando benissimo e noi daremo il massimo per rendere al meglio. Mi chiede di prestare attenzione alla fase difensiva, anche noi attaccanti dobbiamo aiutare. È importante e io cercherò di mettere in pratica le sue direttive. La squadra è forte, piena di campioni e noi giovani dobbiamo prendere esempio da loro per riportare la Roma dove merita». In alto. Come Zaniolo.