Battuta: pare che Gael Clichy, trentaquattro anni, un grande passato alle spalle, a fine partita abbia annunciato il suo ritiro. Tutta colpa di Nicolo Zaniolo, anni venti, un solare talento, una forza fisica che mette paura, un grande futuro senza confini. Il ragazzo arrivato dall'Inter il francese lo ha asfaltato. Dal primo all'ultimo minuto. Cioè pure quando il francese che fu che ha iniziato la partita con i capelli neri e l'ha finita con la testa imbiancata, non era stato certo travolto dalla fatica che a una certa età arriva sempre prima del previsto. Ricordate quell'azione di Zaniolo dopo una manciata di secondi della gara con il ragazzo che si è fatto tutto il campo palla al piede ribadendo una forza nelle gambe che è quella che serve nel calcio del terzo millennio per poi concluderla con un sinistro che il portiere turco non sa neppure lui come l'ha presa? Già lì Clichy aveva chiamato i suoi rappresentanti per dire basta, «ma non avete visto questo ragazzino che roba è?».

Abbiamo visto. Zaniolo è tornato, pure alla faccia di chi domenica scorsa lo aveva visto arrabbiato in panchina nella partita contro il Sassuolo. Già lì c'era stata la prima risposta del giocatore, entrato a una ventina di minuti, recupero compreso, dal fischio finale, dando subito l'impressione che quella eventuale rabbia per l'esclusione l'aveva trasformata in una roba «mo' ve faccio vede io». Ci ha fatto vedere. Giocando, a un anno esatto dal suo esordio con la maglia della Roma, che quegli effetti speciali che ci aveva fatto vedere nelle sue prime apparizioni con la maglia giallorossa lasciando tutti a bocca aperta, non erano frutto di congiunture favorevoli.

No, questo è un talento come ce ne sono pochi in giro per il mondo, con margini di miglioramento ancora sconfinati, con cinque anni di contratto nel cassetto, con una voglia di Roma che sembra trasmettere ogni volta che parte con il pallone tra i piedi, con la consapevolezza di dover crescere ancora molto, soprattutto nelle scelte in campo che inevitabilmente non sempre possono essere quelle giuste. Il primo a saperlo è lui, indipendentemente dal ruolo in cui gioca, ieri sera ha ribadito che anche da esterno offensivo può fare male e parecchio, garantendo pure un lavoro nella fase difensiva che è quello che gli chiede Fonseca. Un anno fa esordiva in campo europeo sul palcoscenico del Santiago Bernabeu, trecentosessantacinque giorni dopo il percorso di crescita continua sapendo che di tempo a disposizione ce ne è ancora molto.

E alla fine dell'esordio in Europa League, la sua felicità la percepivi da tutte le sue parole: «Sono molto felice per la prestazione personale e della squadra, nel primo tempo abbiamo fatto più fatica, ma poi nella ripresa ci siamo liberati, abbiamo fatto tre gol e ne potevamo segnare il doppio. La mia crescita? Cerco giorno dopo giorno di migliorare dal punto di vista tecnico e personale. Ci sto riuscendo, ma non voglio fermarmi, è necessario che continui così».

Un gol con quel suo sinistro a rientrare che è poesia, due assist, uno straordinario a Dzeko dopo una fantastica galoppata con avversari saltati come birilli, un altro a Kluivert con l'olandesino poi bravo a mettere il pallone nello stesso angolino dove lo aveva messo Zaniolo: «Con Dzeko è un piacere giocare. Lui è formidabile, basta che gli chiamo la palla e me la mette sui piedi, sono contento di giocare con lui e apprendere da lui. Ci piace questo gioco offensivo ma che è anche difensivo perché bisogna difendere alti e pressare alti, il mister ci chiede questo e lo stiamo facendo dobbiamo continuare così». Giusto, già da Bologna domenica prossima: «È una partita fondamentale, loro sono una squadra che sta disputando una grande stagione. Noi stiamo facendo bene, i gol li facciamo ma bisogna anche non prenderli, dobbiamo continuare così. Con un obiettivo: noi dobbiamo vincere tutte le partite che mancano da giocare». Ne basta pure qualcuna in meno, Nick.