Quattro partite, tre gol, un assist decisivo e nell'unica gara a secco un rigore procurato, quello poi realizzato da Kolarov nel derby. I numeri di Edin Dzeko sono da capogiro già nel primissimo scorcio di stagione. Non una novità per un bomber della sua levatura: oltre trecento reti in carriera, di cui novanta soltanto con la Roma, miglior marcatore di sempre della nazionale bosniaca, capocannoniere in Bundesliga, Serie A ed Europa League.

La cifra tonda l'ha raggiunta proprio nella coppa già disputata in giallorosso nella sua stagione d'oro dal punto di vista realizzativo (quella dei 39 centri da record). E già all'esordio di questa nuova edizione, in casa col Basaksehir, è arrivata una nuova firma. Un colpo facile per lui, servito dalla destra da Zaniolo dopo una grande azione personale del numero 22, che ha messo fuori causa buona parte della difesa, regalando al bosniaco un cioccolatino che chiedeva soltanto di essere scartato. Edin da centravanti di razza qual è, ha finto di attaccare la porta spiazzando il suo marcatore e attendendo l'assist del compagno - puntualissimo - e a quel punto per lui è stato un gioco da ragazzi mettere in fondo al sacco la palla del raddoppio romanista.

A dispetto di chi ancora gli imputa di avere scarso fiuto del gol (un paradosso per chi viaggia sulle sue cifre), il Nove per la seconda volta consecutiva ha realizzato un gol da Nove. Rigorosamente con la maiuscola. La prodezza anche dal punto di vista prettamente estetico, Dzeko l'ha riservata al debutto stagionale, quando contro il Genoa ha dato sfoggio di tutto il suo immenso bagaglio tecnico.

Quel giorno si è intuito che questa sarebbe stata un'annata differente dall'ultima, troppo inferiore alle sue possibilità e condizionata da un nervosismo serpeggiante quanto costante che ne ha limitato anche il consueto apporto realizzativo. Alla fine è stato proprio l'andamento dell'ultima stagione - personale e collettivo - a recapitare brutti pensieri nella sua testa e a farlo flirtare con Conte fra primavera e prima parte dell'estate. Tanto da convincere anche i più ottimisti che il suo addio alla Roma sarebbe stato cero, in direzione Milano.

Ma chi ha dimostrato di volerlo ancora fortemente lavora a Trigoria, più che ad Appiano Gentile. Petrachi ha tenuto duro rispetto alle offerte interiste sottocosto, Fonseca lo ha fatto sentire al centro del progetto tecnico e lui ha apprezzato, firmando il rinnovo che il club gli ha offerto. Ormai è uno dei senatori della squadra, con le sue 183 presenze dopo quattro stagioni e un pezzetto. «Roma è casa mia», ha tenuto a precisare lui in più occasioni.

Il pubblico giallorosso ha apprezzato la rinnovata unità d'intenti e ha ricominciato a incitarlo. A decibel sempre più elevati. Quando lo speaker dell'Olimpico dà lettura delle formazioni, al suo nome fa da contraltare un boato. Merito della conferma in giallorosso, certo, ma anche di numeri che iniziano ad assumere forme strabilianti. Le novanta reti messe a segno finora nella Roma sono frutto di una media stagionale superiore ai venti centri, mentre la media gol assoluta è di 0,49, ovvero una firma ogni due gare. Dzeko è settimo nella classifica dei marcatori di ogni tempo (con Montella sesto distante solo 12 lunghezze e il podio a 21 gradini) e quinto in quella delle reti per partita, secondo del dopoguerra dietro soltanto a Manfredini e primo dell'era moderna. Ancora qualcuno nutre dubbi sulle sue doti da bomber?