Si è svolta nella sala stampa del centro sportivo Fulvio Bernardini di Trigoria la conferenza stampa di presentazione dell'ultimo calciatore arrivato a Roma nella finestra estiva del calciomercato, Henrikh Mkhitaryan. Di seguito le dichiarazioni dell'armeno.

Petrachi presenta Mkhitaryan: "Siamo qua per presentare Miki, come ama sentirsi chiamare. A nome di tutta la Roma, siamo molto contenti e orgogliosi di aver portato un altro giocatore di spessore internazionale. Sono convinto che la sua esperienza e la sua capacità tecnica, ma soprattutto la sua intelligenza, possa portare un maggiore livello qualitativo a tutta la Roma. Gli garantiremo quello di di cui ha bisogno: sostegno, motivazione e soprattutto voglia di giocare a calcio, che è quello che un giocatore sente di dover avere. La Roma e i suoi tifosi faranno sentire tutto il loro calore a questo calciatore".

Mkhitaryan si presenta.
"Sono molto felice di essere qua. Prima di arrivare qua ho passato un periodo non facile, ora per me parte una nuova avventura. Sono perfettamente consapevole di dove arrivo, quali sono gli obiettivi del club. Farò del mio meglio per contribuire a raggiungerli. Oggi ho incontrato i compagni di squadra e il mister, l'ambiente nello spogliatoio è davvero molto bello. Ci sono tutte le condizioni per avere un futuro roseo in questo club".

Quale pensi sia il ruolo ideale per te nel calcio di Paulo Fonseca?
"Posso giocare in tutte le posizioni del reparto offensivo. A destra, a sinistra o dietro la punta. Quello che più conta per me è essere utile alla squadra, non c'è molta differenza. La mia prerogativa migliore è quella di partire esterno e accentarmi, metterò a disposizione della squadra e del mister queste mie qualità".

Contro Italia e Bosnia hai incontrato alcuni dei tuoi compagni: ci hai già parlato? Cosa vi siete detti?
"Già dopo la sfida contro l'Italia con Alessandro abbiamo scambiato qualche battuta, abbiamo parlato di Roma e della partita giocata. Con Edin abbiamo parlato degli episodi e dei gol. Ora le nazionali sono alle spalle ed è importante concentrarci sulla Roma e sulla prossima partita".

Cosa ti manca per fare un salto di qualità a livello realizzativo: nelle ultime due stagioni non hai segnato come in passato o come fai con la tua nazionale.
"In nazionale gioco in una posizione più centrale dietro la punta, godo di maggiore spazio e libertà. Per finalizzare devo essere in area. In Premier partivo da una posizione più arretrata, il mio ruolo era di congiunzione tra centrocampo e attacco. Il mio obiettivo è quello di segnare quanti più gol e di fare quanti più assist possibili".

Hai giocato con lo Shakhtar nel tuo passato: lo hai seguito nel periodo in cui era allenato da Fonseca?
"Ho seguito lo Shakhtar sia in Champions e sia in campionato. Non ho analizzato nel dettaglio le prestazioni, ma ho sempre visto che ha giocato un calcio spettacolare e molto offensivo. In Champions hanno tenuto testa alle grandi squadre, senza paura, lottando alla pari e ottenendo qualche grande vittoria. Spero che il mister possa fare lo stesso a Roma e offrire un calcio spettacolare che possa far divertire i tifosi".

Pensi che le ambizioni dei tifosi della Roma ti possano mettere pressione? Cosa pensi del fatto che i calciatori che vengono dalla Premier non fanno di solito bene in Serie A?
"Ho ricevuto diversi messaggi dei tifosi sia dopo la partita Italia sia dopo quella con la Bosnia, erano contenti delle mie prestazioni, come lo ero io. Come ho detto, le nazionali sono alle spalle e voglio concentrarmi sulla Roma, che è una nuova esperienza. Non mollerò mai, lotterò fino alla fine e aiuterò la squadra a raggiungere gli obiettivi".

Perché sei andato via dalla Premier che viene considerato il miglior campionato del mondo?
"Non voglio parlare della Premier, oggi sono alla Roma e voglio concentrarmi sulla Serie A. Con la Roma non ho fatto un passo indietro, ho scelto un grande Club, in un grande campionato in cui si gioca un grande calcio. Ho avvertito che per me era giunto il momento di cambiare aria, si è presentata questa occasione e l'ho colta al volo. Per un calciatore è importante provare piacere quando si gioca a calcio, non importa dove lo si fa. Negli ultimi mesi all'Arsenal non provavo più questo piacere e ho colto a piene mani questa occasione".

Cosa ne pensi del VAR? Preferisci come viene applicata in Inghilterra o in Italia?
"Ci sono situazioni in cui il VAR può risultare utile e altri in cui non lo è. A volte uccide il ritmo della partita e del gioco, è noioso e pesante. Il calcio non deve perdere il ritmo, a volte capita di segnare un gol, di esultare tutti insieme e viene annullato: le emozioni non sono le stesse così. Nella partita contro l'Italia con il VAR avrebbero deciso diversamente con quel rosso, è stata una decisione dell'arbitro in campo e su questo aspetto si può sbagliare. A volte mi sento inglese con la VAR, in altre mi sento italiano"

Come mai una squadra come l'Arsenal ha scelto di lasciarti andare?
"La domanda non è facile, non faccio parte della dirigenza dell'Arsenal e non so perché mi hanno fatto andare. Però era anche il mio desiderio, sapevo che non avrei giocato molto lì. Sono stato in panchina per i primi tre match e ho scelto di venire alla Roma, qui si gioca l'Europa League, ci sono tante partite e sapevo che avrei avuto più possibilità. Immagino non sia stato facile farmi andare in prestito per l'Arsenal, ma grazie agli sforzi del direttore sportivo della Roma sono riuscito a venire qui".

Pensi di avere difficoltà a viaggiare a Istanbul per la sfida con il Basaksehir come successo a Baku nella finale di Europa League?
"Non penso di avere problemi lì, ci sono stato diverse volte. Ttra Armenia e Turchia non c'è la stessa situazione che c'è con l'Azerbaigian. Con la Turchia è una vecchia questione, ormai alle spalle. Non hanno mai avuto problemi con me quando ci sono stato e in tutte le partite che ci ho giocato".

Hai giocato in campionati molto diversi, pensi ci sia bisogno di adattamento per giocare nel nostro campionato?
"In Germania e in Inghilterra ero più giovane, ora ho un'età diversa e so che non avrò grossi problemi ad adattarmi qui. Avrò i compagni di squadra che mi aiuteranno. Ovviamente li ringrazierò di questo, ma dipenderà tutto da me. Il tempo corre e vorrò inserirmi il più velocemente possibile per mostrare le mie qualità".

Prima di venire hai parlato anche con Fonseca? Pensi di poter già partire titolare domenica?
"Sì, ho parlato con lui di diverse cose. Mancano ancora cinque giorni alla partita. Oggi ho fatto un lavoro di scarico e domani sarà il mio primo giorno effettivo. Spetta a lui decidere se farmi iniziare, farmi entrare o lasciarmi in panchina. Voglio allenarmi al meglio, al massimo, sono ambizioso e sono qui per vincere e non per perdere tempo. Voglio dimostrare di poter far bene in questo anno".

Smalling ha detto che la Roma è tra le favorite per l'Europa League: sei d'accordo con lui?
"La stagione è appena iniziata ma sono sicuro che un passo alla volta riusciremo a raggiungere i nostri obiettivi. Sono tutti qui per giocare a calcio ma anche per vincere. Si viene ricordati per le vittorie non per le prestazioni, e nella mia carriera ho sempre ragionato così. Sono sicuro che le mie ambizioni e quelle della Roma coincidano. Ora è prematuro parlarne ma sono certo che piano piano avremo le idee chiare sulle nostre prospettive".

Nella tua esperienza cosa ti hanno lasciato allenatori come Klopp, Mourinho e Lucescu? E cosa pensi ti possa dare Fonseca?
"Ogni allenatore è stato diverso. Con filosofie diverse. Uno molto offensivo, uno difensivo, l'altro giocava in contropiede. Ho imparato tantissimo da loro. Ora ho 30 anni ma voglio continuare a imparare ogni giorno. Voglio imparare l'italiano perché è molto importante comunicare con i miei compagni di squadra. Con il mister imparerò molte cose e per me sarà anche una sorta di scoperta".