Poteva andare meglio, il sorteggio di Europa League di Montecarlo: la Roma, che non cominciava la stagione di coppe in Europa League dal 2011-12 (quando peraltro non la giocò, perché venne eliminata dagli spareggi dallo Slovan Bratislava), era in prima fascia al sorteggio, e ha preso una delle due più pericolose della seconda, ovvero il Borussia Moenchengladbach (l'altra era il Psv Eindhoven, finita con lo Sporting Lisbona). Non ci sono precedenti in gare ufficiali, ma la squadra dal nome più lungo d'Europa all'Olimpico è già venuta, per una gara che ha cambiato la storia della Roma. Era il 9 febbraio 1997, domenica di sosta del campionato, l'anno di Carlos Bianchi: ad aprile venne esonerato, affidando la squadra alla strana coppia Ezio Sella-Niels Liedholm, ma due mesi prima era ancora in sella, e poteva ancora dare indicazioni di mercato.

La mancata fiducia che riponeva in Totti - a cui assegnò la maglia numero 17, perché gli ricordava il suo pupillo ai tempi del Velez José Oscar Flores, che con quel numero riuscì a raccogliere ben 2 presenze con la nazionale argentina - è la lettera scarlatta con cui viene ricordato a Roma, nonostante i trionfi in patria: lo teneva in panchina, la Sampdoria lo aveva chiesto in prestito, con la speranza non tanto segreta di tenerselo, e affidargli l'eredità di Roberto Mancini. Si sarebbe formata la fila fuori Trigoria, contando che il Milan aveva provato a prendere Totti da bambino, e non si era certo scordato di lui. Finì tutto quella sera: lo sponsor di allora, una compagnia di assicurazione, aveva organizzato il Trofeo Internazionale "Città di Roma", invitando proprio il Borussia (in cui giocava l'ex viola Effenberg) oltre all'Ajax del finlandese Litmanen.

Bianchi non era l'unico a non credere nel talento di Totti: Rossano Giampaglia, ct dell'Under 21, proprio in quel fine settimana partì senza di lui per Inghilterra-Italia, la gara (persa 1-0, con la peggiore papera della carriera di Buffon) che di fatto sancì la clamorosa mancata qualificazione (e di conseguenza la sua mancata conferma) all'Europeo, dopo i tre trionfi di fila di Cesare Maldini. Ai due tecnici che avrebbero dovuto esaltarlo Totti rispose quella sera: tanti ricordano il gran gol all'incrocio segnato all'Ajax, stravincendo il confronto diretto con Litmanen, che i giallorossi avevano trattato a lungo, e ancora sognavano di acquistare, ma il primo gol quel giorno lo segnò ai tedeschi, spunto personale e pallonetto da giovane campione. Due partite di 45', in un Olimpico semivuoto, che cambiarono la storia, stroncando la folle idea di lasciar partire il ventenne Totti. Che, anni dopo, dichiarò che non avrebbe accettato il prestito, ma sarebbe andato via per non tornare.

Anche se non lavora più per la Roma, difficile che manchi, il 24 ottobre, quando il Borussia Moenchengladbach tornerà all'Olimpico, stavolta per una gara ufficiale, la terza del girone di Europa League, la seconda in casa. La prima, il 19 settembre, con l'Istanbul Basaksehir, sarà la gara dei ricordi per Cenzig Ünder: cresciuto nell'Altinordu, ci ha giocato un anno solo, ma è stato quello che ha convinto Monchi ad acquistarlo. Chiude il girone il Wolfsberger Athletiksport-Club, terzo nel campionato austriaco: seconda volta nelle coppe, e il lupo nello stemma.