L'ultima volta che Edin Dzeko aveva giocato con la Roma all'Olimpico, doveva essere l'ultima volta: 11 agosto, esattamente due settimane fa, contro il Real Madrid. Dzeko fischiato (non da tutti) alla lettura delle formazioni, perché era in parola con l'Inter, che sembrava dovesse prenderlo da un momento all'altro. Poi, al 40' del primo tempo, il bosniaco ha segnato, con un destro di controbalzo da applausi, e gli applausi sono arrivati, in abbondanza. Quando il bosniaco è uscito dal campo, qualche fischio si è sentito di nuovo, sovrastato però dalla maggior parte dei tifosi, che hanno scandito il suo nome: una vera e propria ovazione, molto apprezzata dal bosniaco, che ha anche battuto le mani.

C'era la possibilità che Dzeko e la Roma rimanessero insieme ancora per un anno, da separati in casa, perché l'Inter non aveva ancora offerto i venti milioni richiesti della Roma (ma solo a condizione di trovare un sostituto), e perché Icardi non voleva lasciare Milano, sbloccando uno scambio che sarebbe convenuto a tutti: nessuno, quel giorno, poteva immaginare che due settimane dopo il centravanti bosniaco sarebbe tornato all'Olimpico con in tasca un ricco contratto fino al 2022, che per un calciatore nato nel 1986 vuol dire fino a fine carriera (salvo eventuali estensioni in Estremo Oriente o magari a casa sua).

La svolta è arrivata pochi giorni dopo, il 16 agosto, con un rinnovo, annunciato in tarda serata, che ha fatto saltare sulla sedia addetti ai lavori e tifosi: la notizia più clamorosa dell'estate romanista, con ripercussioni sul calciomercato delle punte anche a livello europeo, contando che l'Inter si è rivolta al Manchester United per avere un compagno d'attacco per Lukaku, ovvero Sanchez. Roma, che avrebbe accolto molto volentieri Icardi, ma non si era illusa troppo sulla fattibilità dell'operazione, ha accolto con grande entusiasmo la notizia del rinnovo del bosniaco, perdonandogli all'istante un'ultima stagione deludente, in cui non solo non ha raggiunto la doppia cifra in campionato (33 presenze, 9 gol), ma è stato protagonista anche di una serie di gesti di nervosismo, culminati con la sceneggiata del Franchi, quando contribuì, con un'assurda espulsione da subentrato, al 7-1 rimediato in Coppa Italia.

Un altro Edin

Quest'anno, però, è tornato dalle vacanze un Dzeko diverso: a Paulo Fonseca veniva continuamente chiesto come fosse allenare un centravanti dato per sicuro partente, e il tecnico portoghese ha sempre risposto che, dall'intensità che metteva negli allenamenti, il bosniaco a lui sembrava completamente coinvolto nel progetto Roma. La scintilla è scoccata subito, tra allenatore e centravanti, a far divampare il fuoco è stato l'orgoglio del giocatore, che era stufo di attendere che Icardi aprisse alla Roma, sbloccando lo scambio: ha detto al suo agente di mettersi in contatto con Petrachi - con cui i rapporti non erano idilliaci, per alcune frasi del ds che non erano piaciute - per discutere il rinnovo. Che ha fatto più che felice la signora Dzeko, che per tutta l'estate, sui social, non ha fatto altro che ribadire il suo amore per una città che definisce «casa nostra». L'altra casa di Dzeko, l'Olimpico, non gli è stato molto amica nella scorsa stagione: è arrivato ad aprile senza segnare un gol in campionato in casa, si è sbloccato alla 32esima con l'Udinese, ripetendosi un mese dopo contro la Juventus. Stasera col Genoa proverà a riprendere il trend giusto: anche nel 2015-16 non arrivò in doppia cifra, l'anno dopo si rimise in media arrivato a quota 29.