Nel mondo di Radja Nainggolan è tutto piuttosto semplice. Basta vivere (e quindi respirare, pensare, giocare, parlare, mangiare, bere, dormire e magari fumare) secondo la propria inclinazione: «Io sono fatto così. Amo il calcio e amo la vita. E devo dire che le cose mi riescono piuttosto bene. Se questo non dovesse più accadere ne terrò conto. Ma intanto me la godo». E questo è anche il motivo per cui al Romanista abbiamo scelto, chiesto e, ieri, intervistato proprio lui. Volevamo una chiacchierata franca, un po' fuori dagli schemi, con domande schiette e risposte nette, senza girare troppo intorno agli argomenti, dritti in tackle come piace a lui, che poi si rialza come se niente fosse accaduto, e semmai se ne verificano dopo le conseguenze. E la chiacchierata è venuta fuori bella e intensa come ce l'aspettavamo, tanto che abbiamo deciso di centellinarla, un pezzo adesso e tutta lunedì, per concentrarci intanto sull'argomento del giorno di oggi (Di Francesco) e domani (il Verona) e lasciare appunto tutto il resto tra qualche giorno, in mezzo tra le sfide col Verona e di Benevento.

E Radja su Di Francesco ha idee chiarissime: «Troppe chiacchiere su di lui, ma tanto sapete come funziona nel calcio. Hanno messo in mezzo anche Pallotta, che non ha detto niente di male sull'allenatore. Di Francesco ha le sue idee, è giusto che sia così, noi giocatori ci siamo messi totalmente a disposizione, non può essere ancora tutto perfetto, ci vuole un po' di tempo e di pazienza, per vedere il gioco che ha in testa lui. Chi dice che non crediamo in lui dice cazzate. Di sicuro l'anno scorso è stata una bella annata, col record di punti, eccetera eccetera. Ma è un capitolo chiuso. Sono andati via giocatori importanti, lo sappiamo, ma quando cambi tanti elementi ci vuole solo tempo, per far inserire i nuovi e per avere il gioco che vuole l'allenatore».

Un endorsement sussurrato eppure chiarissimo, che stride parecchio con l'idea già molto diffusa che sia stata proprio la diversa posizione in campo del Ninja a scatenare i moti d'insoddisfazione della squadra e magari suoi, in particolare, contro l'allenatore: «Non riesco a capire chi possa dire queste cose, ma che ne sanno?! Per me dieci metri più avanti o più indietro non cambia niente. Dove gioco gioco. Mica voglio negare che lo scorso anno sia stata la miglior stagione per me, ho fatto tanti gol e tante partite importanti. Ma io ho sempre fatto la mezz'ala, ora devo solo riuscire a riabituarmi al ruolo. Io non sono un trequartista, di solito quelli che giocano lì sono i giocatori alla Ronaldinho. Il mio ruolo l'anno scorso è stata un'invenzione di Spalletti e si è rivelata  perfetta per me. Ma ora sono tornato al vecchio ruolo e anche questa posizione è perfetta per me. Stiamo parlando del nulla».

E a ripensare a certe voci dal sen fuggite riguardo la (presunta, presuntissima) mancanza di spessore e di carisma di Di Francesco, forse continuiamo ancora a parlare del niente: «Volete sapere qual è la dote che maggiormente riconosco a questo allenatore? La grande personalità. Sapeva che era difficile sostituire Spalletti, ma non ha avuto problemi, ci ha spiegato le sue idee e le sta portando avanti con molta decisione, è molto concentrato sulle cose che ci sono da fare. E giocare contro il suo Sassuolo, soprattutto all'Olimpico, vi garantisco che non è stato facile per niente».

Il calendario pone ora alla Roma una serie di partite non impossibili tra campionato e Champions (Verona/Benevento/Udinese/Qarabag), una striscia positiva di risultati potrebbe portare quella tranquillità di cui tutta la squadra potrebbe giovarsi: «Sono le partite giuste per mostrare le cose migliori. Il Verona arriverà qui con le ossa rotte dopo il 5-0 subito in casa, ma in fondo non hanno niente da perdere. Ma siamo noi a dover sfruttare al massimo questa combinazione di impegni, dobbiamo vincere e dimostrare che siamo in grado di giocare un bel calcio». E solo allora si potrà ripartire tutti insieme, la squadra e i tifosi: «Allo stadio ancora non c'è tanta gente, con l'Atletico era mezzo vuoto. Quando l'Olimpico ruggisce è più bello, spaventa gli avversari e carica noi. Ma sta a noi riconquistare il nostro popolo, dobbiamo fare risultati in serie e sono sicuro che la gente tornerà. Intanto è tornata la Curva e la differenza già si sente».