«Il problema - scriveva Piero Torri sul Romanista del 13 febbraio scorso - è che adesso lo hanno visto tutti, anche gli emiri. È un tesoro senza prezzo. Cara Roma, faccelo godere a lungo, e se arriveranno delle offerte, e arriveranno, basterà dire no». Quel giorno di Nicolò Zaniolo si parlava in tutta Europa. Nei pizzini ritrovati da Il Tempo un paio di settimane prima Paratici aveva appuntato il prezzo secondo lui congruo per tentare l'acquisto del diamante di Massa: 40 milioni. Ma con quelle prestazioni e soprattutto con la doppietta di quella sera al Porto, davanti a un Olimpico ribollente per l'andata degli ottavi di finale di Champions League, è apparso chiaro a tutti che quella cifra non sarebbe più bastata. Ma chi poteva immaginare che la luce si sarebbe sostanzialmente spenta proprio quella sera?

E si spense per lui e per la Roma, che tre settimane dopo in Portogallo perderà ai supplementari il diritto di rigiocarsi i quarti di finale dopo quell'esperienza da sogno dell'anno prima. La batosta di Oporto arrivò dopo quella nel derby, alla fine prevalse la linea della rottura indicata da Pallotta: a stretto giro di posta lasciarono la Roma Di Francesco e Monchi, arrivò Ranieri che si affidò soprattutto ai senatori. Zaniolo non ritrovò più la continuità che aveva avuto con Di Francesco e tirando il fiato non riuscì più a garantire le prestazioni che avevano illuminato tutta la prima parte della stagione.

A complicare ulteriormente le cose ci si sono messe anche le intemperanze con la maglia azzurra. E se è più nota quella accaduta recentemente nel ritiro europeo dell'Under 21 con Di Biagio (vicenda svelata dal Romanista, con il ct che ha punito Kean e Zaniolo per il ritardo con cui si sono presentati alla riunione tecnica prepartita e ha escluso lo juventino dalla squadra che avrebbe affrontato il Belgio, mentre Nicolò non avrebbe comunque potuto giocare per via della squalifica maturata dopo le ammonizioni rimediate nelle due precedenti esibizioni), si è parlato invece di meno di un analogo episodio avvenuto in occasione del ritiro di metà marzo della Nazionale maggiore, protagonisti esattamente gli stessi giocatori.

In quel caso Mancini ha smorzato la tensione con una battuta velenosa: «Voi due - riferito a Kean e Zaniolo, in ritardo all'appuntamento col ct - vi sentite già arrivati vero? E quindi potete pure fare tardi, a voi non serve sapere niente». Si arrabbiò, ma non prese provvedimenti. Ecco perché poi Di Biagio, nella conferenza stampa in cui ha annunciato di lasciare la panchina dell'Under, fece esplicito riferimento al fatto che i due giocatori fossero recidivi.

E Nicolò? Per ora è in vacanza, aspetta di presentarsi in ritiro con la Roma per il 22 luglio e sicuramente è perplesso per quel che sta avvenendo in questi giorni. Sente l'aria cambiata attorno a sé. Aveva lasciato Trigoria a fine maggio convinto che quella sarebbe stata la sua casa nei prossimi anni e oggi teme invece che il suo nome ricorra parecchio nei vari tavoli di mercato a cui si siede Petrachi. Di sicuro, se n'è parlato con il Tottenham (che ha offerto Alderweireld per averlo) e con la Juventus (con la Roma interessata a Higuain). Fonseca al telefono non l'ha chiamato, Petrachi neanche, ma il ds ha trovato il tempo l'altro giorno in conferenza stampa di ricordargli soprattutto i suoi doveri, prima dei diritti. Quel 13 febbraio adesso sembra così lontano...