ASR TOP 11 #3 - Fatti col pennello: la formazione ideale dei calciatori romani
Nati e cresciuti in casa, con la Roma nel codice genetico: patrimoni senza tempo. Dalla grinta dei "testaccini", alla classe di Conti, al carisma di Di Bartolomei. Fino ai record infiniti di Totti
(GETTY IMAGES)
Premessa indispensabile: quello che vi proponiamo è soltanto un gioco, senza alcuna pretesa assolutistica. Vogliamo semplicemente creare tante (doppie) formazioni ideali divise per categorie, con qualche licenza tattica, pescando quanto più possibile nei 99 anni di storia della Roma (va da sé che alcuni faranno parte di più squadre, ad esempio Totti non può non essere nella top 11 dei romani e in quella dei fenomeni). L'intento è di rendere omaggio alla grandezza del Club e alle peculiarità che lo distinguono da tutti gli altri. I soli 22 giocatori individuati di volta in volta necessariamente ne terranno fuori molti altrettanto meritevoli, ma le scelte sono soggettive e di conseguenza emendabili. Mandateci le vostre al numero Whatsapp 351-3939337, scrivendo all'inizio del messaggio "ASR TOP 11 - Dna romanista".
Profeti in patria ne abbiamo eccome da queste parti. Non che la vita sia sempre facile per loro (anzi), ma superati gli scogli più duri, l'approdo non ha prezzo: equivale alla gloria eterna. Peraltro nella squadra per cui si tifa fin dai primi vagiti. E proprio il legame ancestrale così intenso permette di superare pregiudizi, critiche al vetriolo (e il più delle volte pretestuose), invidie di varia natura. Troppo più forti il senso di appartenenza, l'orgoglio, l'amore per la Roma. Troppo più ghiotta la possibilità di incidere il proprio nome accanto a quello del Club, che non a caso nasce per unire le tre macro-anime dell'Urbe - popolare, aristocratica e religiosa - e fin dagli albori fa della sovrapposizione con la città la ragione primaria d'essere.
Nessun'altra squadra in Italia ha radici così profonde col proprio territorio (e anche altrove gli esempi simili si riducono all'Athletic di Bilbao e a poche altre). Nessuna può vantare i propri figli in ogni formazione che si sia fregiata di un titolo. Di più: i trascinatori negli anni degli Scudetti sono sempre cresciuti in casa. Amadei, Di Bartolomei, Totti... Nel solco di una tradizione che comincia fin dal primo pallone toccato dalla neonata squadra nel 1927, dai piedi di Giovanni Degni, romano doc.
La formazione di Testaccio esalta la peculiarità (esaltandosi a sua volta in quel catino rigonfio di passione), attraverso De Micheli, Ferraris IV, Fasanelli. E Bernardini, «troppo bravo per giocare con gli altri», secondo l'iperbole coniata dal ct azzurro Pozzo. Talentuosi e arcigni, sfrontati e guasconi, difendono il proprio campo infliggendo umiliazioni epiche alla Juventus pluricampione e nei derby già infuocati. Chiude il leggendario stadio, la guerra non fa sconti, la ricostruzione è difficile anche nel calcio, ma i romani e romanisti continuano a essere anima della squadra: da Cardarelli a Scaratti a Orlando. Bacino d'utenza e tifo aiutano a sfornare talenti in ogni generazione e da De Sisti si passa rapidamente alla generazione di fenomeni nati negli Anni 50: Rocca che per quanto è totale potrebbe giocare nell'Olanda di Crujiff, ma la cui carriera finisce troppo presto; Conti, che incanta l'Olimpico prima di mettere il mondo ai suoi piedi diventando Marazico; Di Bartolomei, che fa in tempo a condurre il vessillo in porto e a regalare 55 secondi sul tetto d'Europa, prima di vedersi levata la Roma ma non la sua Curva e lasciare vuoti incolmabili. Ogni decennio regala grandi talenti (da Peccenini a Righetti ad Aquilani) o Capitani coraggiosi e sfortunati come Giannini. E a cavallo dei millenni, il globo punta di nuovo i riflettori sulla Città Eterna e il suo fuoriclasse senza tempo, che ne diventa icona quanto il Colosseo: è irraggiungibile Totti, non solo per i suoi record. Ma come tutti i fenomeni soprannaturali si completa con l'umano al suo fianco: De Rossi, carne e sangue romanista, ultras in campo. Fianco a fianco per un quindicennio, fino a passare il testimone a Pellegrini. La storia continua...
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