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A proposito dell'orso

Ci scrive Pagani «Il mio pezzo era sbilanciato, ma non ho parlato con Ranieri prima di scriverlo, né ci ho mai parlato per il libro. E non penso di aver mai avuto coraggio, né me lo attribuisco»

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
07 Maggio 2026 - 08:27

Riceviamo da Malcom Pagani e pubblichiamo:

Caro Daniele, 
come erano belle le domeniche quando eravamo ragazzi. Le partite in contemporanea, le voci di Enrico Ameri e Sandro Ciotti, gli schermi delle tv locali occupati da Lamberto Giorgi e Michele Plastino, lo stadio, una volta ogni due settimane, per sublimare tra fumogeni, tamburi e Caffè Borghetti la nostra passione. Nel giorno di festa, più o meno alla stessa ora in cui in un tempo che oggi sembra lontanissimo ci dedicavamo alla cosa più importante tra le cose meno importanti, mi è invece arrivato un messaggio sul telefono. Mi segnalavano un tuo articolo. Mi riguardava. L’ho letto con attenzione. Data per assodata l’asprezza dialettica che divide da sempre laziali e romanisti, l’ho trovato un articolo a suo modo gentile. Ti ho telefonato, ci siamo civilmente spiegati, siamo più o meno rimasti sulle nostre posizioni e poi ci siamo salutati. Il giorno dopo il «garbato» Tonino Cagnucci è tornato sull’argomento e ti sarei grato se riferissi anche a lui la mia posizione. Una posizione laica e non ostile. 
Avete definito il mio pezzo «sbilanciato». Non ho avuto difficoltà ad ammettere che lo fosse, ma ho anche aggiunto che non incarnando io un giudice né un tribunale, non pretendeva la giusta distanza. Era un’opinione, il mio punto di vista, la mia lettura sentimentale della vicenda che ha visto protagonista Claudio Ranieri. In un mondo in cui opinano tutti, dov’è il delitto? Esisterebbe ed esisterebbe anche l’arma se qualcuno, come hai adombrato in un passaggio meno gentile del tuo pezzo, mi avesse «imboccato». Altri si sarebbero incazzati perché oggettivamente l’insinuazione di essere eterodiretto o peggio a libro paga di qualcuno è molto più offensiva di qualsiasi articolo, ma sono di indole mite e non soltanto, come ti ho detto, non è mai accaduto niente di simile, ma il solo pensarlo relega la vicenda a un sottobosco infernale di mandanti, paranoia e regolamenti di conti che non mi appartiene ed è sideralmente lontano dalla persona di cui ho scritto. Non ho parlato con nessuno negli scorsi giorni, tantomeno con Ranieri ovviamente e la mia opinione me la sono fatta soltanto leggendo i giornali e ascoltando le conferenze stampa del tecnico in carica fin dal principio. Per farsi un’idea sullo stato dell’arte e sui rapporti personali secondo me bastava e avanzava. 
Un’altra cosa: la categoria del coraggio, che tu hai evocato con abile esercizio retorico per ribaltarne il senso, lo dico anche a Tonino, è frutto di una vostra invenzione. Non solo non penso di averlo avuto, ma, cosa più importante, non me lo sono mai attribuito. Sarebbe ridicolo come, permettiti, è risibile pensare che io abbia difeso Ranieri in quanto «committente di quella ricca biografia». Posso averlo fatto per stima, per cavalleria, perché il tutti contro uno non è uno sport al quale partecipo volentieri, ma non certo in quanto giornalista “prezzolato”. Visto che siamo entrambi vittime di questo disgraziato mestiere, a proposito della «deontologia» e dei doveri che metti in evidenza per darmi una lezione in punta di penna, la biografia come ti ho detto ieri e come sarebbe stato agevole controllare non è affatto «ricca» (poco male, l’ho scritta con piacere, mi sono persino divertito) ma soprattutto non fu commissionata da altri che non fossero l’editore Rizzoli e non era «ufficiale» proprio perché Ranieri non partecipò alla stesura in alcun modo. Claudio Ranieri c’entrava talmente poco che nello scrivere il libro non gli parlai neanche una volta. Non una telefonata, non una sillaba, tantomeno un’intervista. Non so neanche, giuro, se l’abbia letta. Per questo, se «misero racconto di parte» è stato - anche questa è un’opinione - era tutto mio. Buon lavoro 
grazie, Malcom 

Caro Malcom, ci siamo già detti per telefono ciò che dovevamo dirci, e anche il tuo tono nel colloquio è stato amabile. Pubblico però volentieri anche queste puntualizzazioni, in qualche punto meno garbate. Preciso solo che quando ho parlato di ricca biografia mi riferivo ai contenuti e non al tuo onorario, a me sconosciuto. Sul resto non replico e non lo farà Tonino, che mi raccomanda di girarti il suo saluto. Aggiungo un abbraccio e l’inevitabile in bocca al lupo per mercoledì. 

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