AS Roma

Ancora tu, Pelle dura fino alla fine

Il rinnovo continua a essere improbabile ma Lorenzo sta dando tutto e i suoi numeri restano notevoli

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Fabrizio Pastore
28 Marzo 2026 - 06:00

Dura ancora. Come tempra e nel tempo. Comunque vada a finire la sua lunga e per troppi versi travagliata storia d’amore con la Roma, Lorenzo Pellegrini sta dimostrando ancora una volta di essere un romanista vero, oltre che un giocatore di grande personalità. Ma almeno per il momento di rinnovo non se ne parla, se non formalmente, senza reali e concrete prospettive. Il tempo però scorre veloce. E con il contratto in scadenza il prossimo 30 giugno, alla soglia dei trent’anni Pelle può soltanto coltivare una flebile speranza di proseguire la carriera dove tutto è nato. Il sogno, i traguardi, lui stesso. 

Dieci stagioni in giallorosso dall’esordio a oggi – con il piccolo ma significativo intervallo biennale a Sassuolo – fra i professionisti, ma l’intera trafila nel settore giovanile, a tatuargli una maglia addosso che ha sempre sentito sua per tifo prima che per curriculum. Eppure anche quello parla chiaro: 347 presenze ufficiali, a pochi passi dalla top ten della storia romanista; una coppa europea alzata da Capitano, impresa riuscita soltanto a Losi prima di lui; quattro gol segnati nei derby, tutti strepitosi, tutti coincisi con vittorie, tutti sotto la Nord (tanto per aggiungere gusto alle prodezze); e una partecipazione alle reti della squadra della Capitale che nella stagione in corso ha già abbondantemente superato la precedente, arrivando alla doppia cifra. Sei centri e quattro assist fra Europa League e campionato, numeri che allungano quelli complessivi con i colori del cuore a livelli altissimi: 61 gol realizzati, 63 procurati, per un totale di 124.

Nell’attuale Serie A in pochi possono vantare uno score simile, ancora meno fra i non attaccanti. Nemmeno quei centrocampisti offensivi che hanno dimostrato grande confidenza con le porte avversarie: da Barella a Rabiot, da Mkhitaryan a Malinovskyi, da Frattesi a Mandragora. Nessuno. Senza contare quei giocatori con spiccata propensione offensiva come McTominay, ma da troppo poco nel nostro Paese per poter reggere il confronto. In ogni caso ad attestarsi sulle cifre di Pellegrini (poco più o poco meno) in Italia sono riusciti in pochi: Calhanoglu, con 79 gol e 84 assist; Zielinski, con 64 reti e 58 passaggi vincenti; Pasalic, con 68 centri e 46 partecipazioni indirette. Gli altri, tutti gli altri, sono a distanza siderale. Per servire i luoghi comuni e chi se ne nutre. E per ingolosire Spalletti, Conte e chissà chi altri con un simile parametro zero alla portata.

Al di là di ogni ulteriore considerazione, i numeri sono incontestabili. Poi i giocatori possono anche non convincere  pubblico e critica, senza per questo meritare dileggio. Il percorso professionale di Lorenzo lo ha portato anche a subire trattamenti molto aspri, soprattutto sui social (ma non solo), senza una sola reazione fuori posto. Questione di timidezza forse. Fatto sta che questa stagione - l’ultima da contratto - per il numero 7 era iniziata ai margini del progetto, per diretta ammissione di Gasperini (ma non per sua responsabilità), in attesa di una cessione mai avvenuta. E la fascia persa, in ossequio ai nuovi criteri legati alle presenze, avrebbe potuto non aiutare. Invece da quel derby magico Lollo ha sovvertito le premesse, guadagnandosi il posto esclusivamente con il lavoro, come piace a Gasp. Che infatti lo stima e lo elogia anche in pubblico. Chissà che da qui a giugno non convinca anche la società.

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