Il Tar riapre a metà
Accolto solo parzialmente il ricorso di Airc e Utr sul divieto fino a fine stagione. Illegittimo, ma solo per i residenti in province diverse da Roma. Si va verso il Consiglio di Stato
(MANCINI)
Quasi una vittoria di Pirro l’esito del ricorso al Tar delle associazioni di tifosi della Roma contro la decisione del ministro Piantedosi di inibire le trasferte nei settori ospiti ai sostenitori giallorossi residenti nella regione. Il Tar del Lazio si è fatto attendere (la tempistica aveva anche lasciato sperare in una decisione che contraddicesse il Ministero), ma ha depositato ieri quattro istanze (n. 1064 1065, 1066, 1067) che hanno respinto le istanze cautelari avanzate dai tifosi della Roma, della Fiorentina e del Napoli, relative al divieto di trasferta imposto dal Ministero dell’Interno fino al termine della stagione.
Per quanto riguarda i giallorossi, tuttavia, il ricorso è stato accolto ma limitatamente al divieto di trasferta per i residenti in province della regione Lazio diverse da Roma. Una buona notizia a metà: i sostenitori residenti in province diverse dalla Capitale potranno seguire la squadra di Gasperini lontano dallo Stadio Olimpico. Una logica difficile da comprendere, che forse immagina di voler sanzionare alla cieca i gruppi organizzati presupponendo che chi ne fa parte sia residente nella città di Roma. Un provvedimento che dopo aver “stoppato” i tifosi giallorossi per le trasferte di Udine e di Napoli, riguarderà ancora i viaggi della squadra a Genova (8 marzo), Como (15 marzo), Inter (4 aprile), Bologna (26 aprile), Parma (10 maggio) e Verona (24 maggio).
Incassata la sentenza i legali di Airc e Utr sono in attesa di conoscere le motivazioni del Tar, non ancora rese note, per poi procedere con tutta probabilità fino al Consiglio di Stato.
Delusione da registrare per i ricorrenti: «La decisione del Tar, seppur ancora non definitiva, conferma che nella decisione del Ministero dell’Interno c’è un eccesso punitivo, irragionevole per la generalità dei tifosi della Roma togliendo il divieto per i residenti nelle province diverse da quella della Capitale», ha dichiarato al Romanista Paolo Cento, presidente del Roma Club Montecitorio (Airc). «Ma proprio per questo non è soddisfacente perché mette in crisi un principio che poi non si ha il coraggio di cancellare del tutto. Bisogna leggere bene le motivazioni e proseguire in tutte le sedi anche giudiziarie questa battaglia di diritto. Le responsabilità sono individuali e non possono ricadere su una generalità di persone per appartenenza territoriale nel tifare una squadra di calcio», ha concluso Cento.
«Hanno riaperto ai tifosi della Lazio», la battuta divertente sui social e nelle radio che ironizza sulla riapertura alle province della regione eccetto quella della Capitale . «Un processo anticostituzionale a un popolo» e ancora un «decisione iniqua, bisogna andare avanti in tutte le sedi», i commenti più seri: «Il Consiglio di Stato si pronuncerà a fine campionato...», sospetta qualcuno.
Resta un senso diffuso di amarezza e impotenza nei confronti di un sistema illogico tra i tifosi romanisti. Come illogico forse è apparso a qualcuno l’amore senza resa di sostenitori capaci di 77 sold out all’Olimpico conteggiati nell’era Friedkin (di cui ben 36 consecutivi) e settori ospiti sempre pieni ovunque in Italia e in Europa. Tant’è, che per Roma-Cremonese il botteghino viaggia verso i 60 mila presenti e per Roma-Juventus del 1° marzo ha già raggiunto i 64 mila biglietti venduti. Intanto il club ha messo in vendita anche un pack per la Roma Femminile che includerà le gare contro Inter (semifinale di andata di Coppa Italia Women, data e orario da definire) e Fiorentina (16a giornata di Serie A Women). Tutti uniti, da questa parte.
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