AS Roma

Gol di Scalvini, comma profondo

L'Aia si compatta: tutto regolare a Bergamo o inapplicabile

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Gabriele Fasan
06 Gennaio 2026 - 07:30

A Bergamo tutto regolare in Atalanta-Roma, anche se con un piccolo “ma”. Questo  il responso dell’analisi dell’Aia a Open Var su Dazn. Nella puntata di ieri, anticipata al lunedì perché già oggi si gioca, del format didattico del broadcaster della Serie A, assente il designatore Rocchi, presente il responsabile rapporti istituzionali Can A e B, De Marco. Due spiegazioni che ci si aspettava, chiare e sintetiche, di un operato invece molto complesso e abbastanza accurato fatto a Lissone da Maresca e Di Paolo in occasione dei gol di Scalvini, convalidato, e Scamacca, annullato. 

Sulla possibile carica su Svilar, dallo stesso portiere giallorosso e dal tecnico Gasperini denunciata con forza a fine partita, l’Aia prende le difese dei direttori di gara: è tutta colpa di Rensch che commette “fallo” su Svilar. Sì, Scalvini arriva con le mani dopo che il numero 99 romanista perde il pallone e dunque questo lo scagiona. Tutele del portiere nell’area piccola che vediamo cento volte a partita (dal 90’ in poi automatiche)? Nessun accenno. Per quanto la casistica del calcio sia infinita, nella speranza che domenica sera non sia stato depenalizzato “bullizzare” i portieri, monitoreremo il futuro, come sempre. 

Possibile tocco di braccio dello stesso Scalvini nell’immediatezza di far gol? Qui c’è il piccolo “ma”: «Prima tocca il petto, poi sembra spalla...», dicono al Var. Corretto. Sembra? Le direttive dicono che sotto il deltoide (certo, bisogna avere un minimo di nozioni di anatomia) ogni tocco è punibile. Il problema è che al Var non ravvisano che il tocco è sulla parte subito sopra il gomito (non il gomito, quello è chiarissimo), in corrispondenza della fine della manica di Scalvini (quindi ben sotto il deltoide). «Non tocca mai la pelle...», ma cosa vuol dire? Amen. «Non c’è evidenza» certa e quindi il risultato è corretto non annullare la rete. Torniamo allora ai «commi» tanto cari a De Rossi, nella zona grigia della soggettività e dell’interpretazione e, va sottolineato, alla necessità di velocità di esecuzione che non rende le cose semplici.

Molto più semplice la lettura dell’episodio del gol di Scamacca: 7-8 metri di distanza del 9 atalantino da Hermoso non vogliono dire nulla rispetto all’immediatezza con cui l’ex romanista ruba palla a Hermoso (che non fa una giocata: «Uno stop sbagliato non può essere considerato tale», spiega De Marco).

A Lecce fischia Sacchi

Alla vigilia della diciannovesima giornata di Serie A, l’Aia ha diramato le designazioni arbitrali. A dirigere Lecce-Roma sarà Juan Luca Sacchi. Il fischietto di Macerata torna ad arbitrare la Roma dopo due stagioni: dal 26 febbraio 2024, quando i giallorossi superarono 3-2 il Torino, con la tripletta di Paulo Dybala. Cinque incroci totali, con un bilancio positivo: una sola sconfitta all’esordio, nel 2-0 contro la Sampdoria nel campionato 2020/21 e quattro vittorie di fila tra cui Hellas Verona (1-3 e 2-1), un 7-0 contro l’Empoli.  A completare la squadra gli assistenti Mokhtar e Cavallina, Tremolada il quarto uomo. Al Var ci sarà Gariglio, all’Avar Chiffi.

Capello, shock e precisazione

Hanno poi fatto il giro del mondo ieri le parole di Fabio Capello, al quotidiano spagnolo Marca, sui direttori di gara: «Gli arbitri sono una mafia - ha detto - e il Var è una casta chiusa. Non vogliono contare sugli ex giocatori, che conoscono i movimenti e i gesti del calcio. Spesso sbagliano perché non hanno giocato a calcio». In serata la precisazione dell’ex tecnico di Roma, Milan e Real, che ha «usato il termine “mafia” solamente per chiarire che la classe arbitrale italiana opera come una organizzazione estremamente chiusa, che molto raramente accetta veri momenti di confronto e non appare disponibile a far entrare nelle sale Var sportivi o ex sportivi che non facciano parte della medesima classe arbitrale». Capello ha poi augurato un buon lavoro agli arbitri stessi.

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