C'era tutta la classe 1983 allo stadio per l'ultima con la Roma di Daniele De Rossi, e il primo della classe non poteva che essere un elegantissimo Simone Pepe, l'unico, oltre al festeggiato, ad aver vestito la maglia della Nazionale. Se gli chiedi un parere, risponde impostato, con l'aplomb (e la banalità) del calciatore ancora in attività: «Ci tenevamo a venire a salutare Daniele, lo abbiamo chiamato ed è stato contento, e ci ha fatto gli accrediti per lo stadio». È lui che ha contattato l'ex compagno, realizzando un'idea nata da un gruppo WhatsApp che raccoglie i nati nell'anno del secondo scudetto, lui a chiamare i ritardatari per accertarsi che non diano buca: l'appuntamento è alle 17.45 al Bar del Tennis, ma molti non hanno valutato bene l'abnorme traffico generato dall'abbinata stadio esaurito-pioggia battente, e arrivano più tardi. L'atmosfera è quella della prima parte - la più scanzonata - del film "Compagni di scuola", ed è proprio l'attaccante di Albano Laziale, quattro scudetti con la Juve, e un presente da procuratore, ad accogliere gli ex compagni, citando il capolavoro di Carlo Verdone. La sua vittima preferita è Bruno Maggi, centrocampista di Velletri, alla Roma fino ai 18 anni: tanti sono andati via ben prima di arrivare agli Allievi Nazionali - tre passarono alla Lazio, tra cui Ciarlora, che ha poi giocato il campionato Primavera con il Perugia, ed è stato uno dei promotori della rimpatriata - lui ha fatto in tempo a raccogliere tre presenze con la Primavera 2000-01, prima di fare un po' di serie C tra Frosinone, Chieti e Tolentino. «Ma voi lo avete rivisto Maggi? Altro che Fabris di "compagni di scuola"... quando arriva non ti do cinque minuti per riconoscerlo, "ti do una settimana"». In realtà, rispetto al Fabris di Verdone, Maggi (nella foto qui sopra è quello con il giacchetto sul braccio, e la busta in mano) ha ancora tutti i capelli, ma pure qualche chilo in più, che i compagni - molti dei quali ancora magri e asciutti, con magrezza da calciatori - non gli hanno perdonato. «Lo avete visto lui? Lui è quello che si è mangiato Bruno Maggi...».

Sbuca fuori anche l'unico ancora in attività, Cesare Bovo, fresco di promozione in A con il Lecce: non era annunciato, era partito per le vacanze appena concluso il campionato di serie B, poi ha risentito Daniele, l'amico di sempre - uno di Ostia, l'altro di Fiumicino, insieme fino all'Under 21 e alla prima Roma di Luciano Spalletti - è atterrato a Roma da Torino alle 17, e si è precipitato allo stadio, dove, oltre ai compagni, ha ritrovato i suoi tecnici in Primavera, Mauro Bencivenga e Guido Ugolotti. C'è Fabio Tinazzi, che ha debuttato in B col Treviso e fatto la Ci in piazza importanti come Reggio Emilia e San Benedetto, e forse avrebbe fatto anche di più se Bencivenga non avesse cambiato ruolo a De Rossi, togliendogli spazio: temeva che se la fosse un po' presa, ma i due si abbracciano. C'è Scattone, un belga che con la Roma ha fatto fino agli Allievi: ha giocato in B nel suo paese, smesso da qualche anno, e preso un aereo da Liegi per essere qui. Armando Guastella, un esterno d'attacco rimasto alla Roma fino ai 19 anni, e poi finito al Messina ai tempi delle plusvalenze, ora lavora a Dubai, con il governo e le aziende italiane: ha rinviato il rientro al lavoro per ritrovare gli ex compagni. «Mia moglie mi fa: li voi due panini? Gli ho detto che pareva brutto...», racconta uno di quelli che non si sono mossi da Roma. «Chi manca?» «Setaro...» «Se stara' a frega' du' autoradio...». In realtà il fantasista che la Roma prese bambino a Caserta, è tornato a casa, ed è un imprenditore di successo, con due locali ben avviati, ma tra vecchi amici si può scherzare pure coi luoghi comuni. È l'ultimo ad arrivare: sono quasi le sette, si va ai cancelli della Monte Mario. La rimpatriata è appena iniziata.