Il teatro dell'assurdo che va in scena dall'inizio della settimana a Trigoria e dintorni si arricchisce di un nuovo atto. Dopo il comunicato shock di martedì mattina che ha imposto ai romanisti uno dei peggiori risvegli dell'ultimo ventennio, ieri si è assistito all'ennesima puntata della vicenda che sta frastornando Roma. Ancora una mattinata all'insegna dell'incredulità. Questa volta non c'è nulla di ufficiale, al contrario: si tratta di messaggi vocali privati che De Rossi ha mandato presumibilmente a qualche conoscente o amico (che poi chissà se davvero si è rivelato così amico nel mandarne in giro il contenuto), che sono diventati pubblici compiendo il giro della città nel giro di un niente. Tanto da lasciare sbigottito lo stesso giocatore, che ovviamente non si aspettava di vedere divulgati suoi sfoghi privati in un momento tanto delicato della carriera.

Negli audio il Capitano svela più di un retroscena della (mancata) trattativa con il club. Racconta che uno dei temi principali dei colloqui è consistito nella sua tenuta fisica, dopo una stagione che lo ha visto fin troppo ai margini per i ripetuti infortuni; e di aver proposto al Ceo Guido Fienga un contratto a gettone pur di restare alla Roma. Quantificabile intorno ai centomila euro per gara disputata, in modo tale che se le sue presenze fossero rimaste poche, la società avrebbe anche risparmiato. Tutto questo nel corso dell'incontro in cui era già stato acclarato il divorzio. Come si trattasse di un'ipotetica dell'irrealtà. La risposta del dirigente sarebbe arrivata dopo una telefonata a Pallotta, a distanza di quaranta minuti, che a quel punto avrebbe cambiato idea accettando l'idea di Daniele. Poi il messaggio si interrompe e riprende in una seconda parte, nella quale il numero 16 esprime una considerazione sulle radio che stanno cavalcando il malcontento diffuso per attaccare la società, ponendo l'accento su quelle che prima degli ultimi sviluppi della vicenda contrattuale non sono mai state tenere nei suoi confronti.

Una versione dei fatti - quella emersa dai due messaggi di De Rossi - contrastante in diversi passaggi con l'altra che trapela da Trigoria e parte da più lontano. Un primo incontro informale (dopo quelli con Monchi confessati anche in conferenza stampa), quasi fortuito, fra calciatore e dirigenti ci sarebbe stato all'inizio di aprile. In quell'occasione Daniele avrebbe ventilato per la prima volta la possibilità di un contratto a gettone, ipotesi comunque rimandata a fine stagione per vagliare di concerto con il club le proprie condizioni fisiche prima di qualsiasi decisione. Il secondo colloquio risale invece a venerdì scorso, quando lui e Fienga si sono dati appuntamento all'immediato Roma-Juventus per mettere le reciproche carte sul tavolo e arrivare a una conclusione. Detto fatto: lunedì è risultato il giorno determinante. In quella circostanza De Rossi avrebbe ribadito al Ceo la disponibilità all'ingaggio relativo alle presenze. Possibilità che il club avrebbe anche valutato per un breve lasso di tempo, arrivando però a bocciarla.

Il succo è tutto lì: i piani della Roma sono altri. È già stato deciso che De Rossi può restare soltanto nelle vesti di dirigente, ma se vuole proseguire la sua storia agonistica sarà costretto a cercarsi un'altra squadra. Con un ulteriore particolare che emerge: Pallotta sarebbe stato disposto a favorire il trasferimento negli Stati Uniti del simbolo giallorosso, in virtù dei suoi rapporti privilegiati con alcuni soci di club iscritti alla Mls (il massimo campionato degli States). Proprosta, quest'ultima, che sarebbe stata incassata con interesse da DDR. È perfino superfluo ribadire che la volontà del Capitano è sempre stata quella manifestata anche pubblicamente di restare alla Roma («Se fossi stato dirigente uno come me lo avrei confermato», è stato uno dei passaggi più significativi della conferenza di martedì scorso), ma in subordine l'idea di un'avventura negli States solletica la sua curiosità e lo ha dichiarato anche in tempi non sospetti.

Quelli attuali risentono però dello scossone di inizio settimana e di una situazione di marasma generale che ha ormai coinvolto tutti, dal giocatore ai dirigenti, dai tifosi al tecnico, senza risparmiare nessuno. L'occasione non poteva sfuggire nemmeno a "Striscia la notizia", che ha consegnato al protagonista principale della vicenda il Tapiro d'oro. L'inviato della trasmissione ha intercettato De Rossi, chiedendogli se ci è rimasto male per la mancata conferma. «Un pochino sì», la risposta. Ma all'incalzare delle domande di Staffelli che domandava come fosse possibile lasciare andare così una bandiera, Daniele ha buttato acqua sul fuoco: «È il nostro lavoro. Ci sono persone che giocano a pallone e altre che prendono decisioni. E chi le prende ha deciso così». Conferma finale sulla chiave di tutto: «Vorrei provare a giocare ancora».