Gli scienziati garantiscono che quando si dice nell'occhio del ciclone per definire una situazione particolarmente difficile, si faccia un errore clamoroso. Perché la furia devastatrice del ciclone sta ovunque, meno che nell'occhio, dove invece regna la calma più assoluta. Diamo allora retta agli scienziati: dopo quarantotto ore che non sappiamo cosa altro sarebbe dovuto succedere, la Roma sta ovunque meno che nell'occhio del ciclone. È nel pieno della tempesta, sballottata da una parte all'altra, alla deriva, i marinai non ascoltano il loro capitano (minuscolo) anche perché non si capisce chi sia il capitano e non c'è la minima possibilità che qualcuno gridi, terra, terra. Questo è. Dopo tre giorni che hanno sconvolto Trigoria tra scelte incomprensibili, silenzi imbarazzanti e imbarazzati, video, audio che allontanano ulteriormente l'occhio del ciclone, smentite, striscioni, contestazioni e chissà che altro ancora succederà.

Dov'è la Roma? Noi in questi giorni abbiamo perso di vista anche un minimo di orizzonte che, in questi anni, pure tra errori e omissioni, avevamo sempre comunque intravisto. Chi decide a Trigoria? Chi sceglie l'allenatore, il direttore sportivo, il preparatore atletico, il medico? Chi lavora su un mercato in cui si dovrà fare di tutto e di più? Chi pensa alla Roma come squadra di calcio perché quella è signori miei? Chi prova a immaginare come uscire per ripartire da questo ciclone? Chi riconsegna un senso a una tifoseria che si sente tradita, offesa, umiliata? E non ci si venga a dire che i tifosi sono beceri, per carità ci saranno pure quelli, ma la stragrande maggioranza silenziosa che ama quei colori quanto se stessa, è fatta di persone per bene che pagano la tessera, il biglietto, la maglia, la sciarpa, l'abbonamento alle televisioni, segue le indicazioni degli sponsor (pensate per esempio a Barilla tanti anni fa). Perché magari pensate al contrario, ma la vera, unica, eterna cassaforte di una società, è rappresentata dai tifosi, sono loro il fatturato di un club. Anche per questo, la scelta di dire addio a De Rossi, pure da un punto di vista aziendale è pura follia. Perché non provare ad ascoltarli, cercando di condividere un sentimento?

Invece si è alla deriva. Al punto che ieri uno come Ranieri, tifoso della Roma, non ha fatto altro che infilare il dito nella piaga. Parole dolci ma concetti duri per scelte societarie non condivise, dirigenti distanti migliaia di chilometri che indirizzano tutto, dirigenti romani che si chiedono perché continuare a subirle, un presidente che ci racconta di avere il management migliore e il risultato è questo. Ma, soprattutto, un presidente che chiama a raccolta i tifosi per lo stadio e poi, pochi giorni dopo, decidere di strappargli l'anima. In tutto questo, dov'è la Roma?