Mentre la Roma è in viaggio per Reggio Emilia dove oggi pomeriggio (stadio Mapei, calcio d'inizio ore 18) affronterà il Sassuolo per la 25ª giornata del campionato per riprendere la Lazio e magari avvicinare l'Atalanta (che se la vedrà stasera con la Juventus), infuriano le discussioni sulle difficoltà in cui si trova la squadra giallorossa. Faceva giustamente notare l'altro giorno Giuseppe Toti sul Corriere della Sera come ai primi posti della classifica di Serie A oggi ci siano tre tecnici passati (e masticati) da Roma: due dalla panchina della Lazio (i milanesi Inzaghi e Pioli), un altro da quella giallorossa (Spalletti). Ed è assai probabile, aggiungiamo, che uno dei tre alla fine della stagione diventi per la prima volta campione d'Italia, prendendosi così una soddisfazione che nei giorni peggiori dell'esperienza romana magari neanche il più accanito dei suoi sostenitori poteva prevedere. Morale: resta irresistibile la tentazione dei pifferai di tutta la città (e spesso anche di fuori le mura) di insegnare agli allenatori in carica il loro mestiere, in un tritacarne quotidiano che spesso sfinisce i destinatari di queste attenzioni tirando fuori spesso il peggio di loro, invece del meglio. Ma la storia insegna che è dei pifferai che si può fare a meno, non degli allenatori bravi.
Ora è il momento del tritacarne di Mourinho, che ieri in conferenza stampa prepartita ha confermato la durezza della sua analisi post Inter (e ci mancherebbe altro), smentendo ogni indiscrezione riguardo il presunto scollamento con la squadra. E oggi il campo potrà darne testimonianza. La partita, peraltro, si preannuncia piuttosto complicata, aldilà della doppia, pesante assenza per Dionisi di Raspadori e Scamacca e del momento non particolarmente brillanti che sembrerebbero attraversare gli emiliani. Contro la Juventus in Coppa Italia il Sassuolo ha giocato una partita di alto livello, restando in bilico con la qualificazione fino alla fine, senza mai concedere troppo agli avversari e mettendo in mostra anche il solito bagaglio tecnico di ottimo livello soprattutto per le soluzioni offensive. Dopo l'Atalanta, il Sassuolo in questi anni ha rappresentato l'altro grande esempio di società provinciale illuminata in grado di competere con le grandi in virtù innanzitutto di un'impronta di gioco che è rimasta molto simile negli anni anche con il cambiare degli allenatori e di un'impostazione manageriale di primo livello. Si chiama progetto, una parola spesso abusata ma che resta alla base di qualsiasi ciclo vincente, ad ogni latitudine lo si programmi. Ed è esattamente quello che è mancato alla Roma prima all'interno di un gruppo proprietario, poi con l' avvicendarsi da un gruppo o un altro. E qui torniamo al discorso iniziale: una volta scelto Mourinho non ha senso sottilizzare troppo sulla qualità del gioco, bisogna percorrere fino in fondo questa strada e vedere dove porta ma il primo bilancio possibile resta alla fine del secondo anno, almeno.
Quanto alla partita di oggi, anche se nell'immaginario del tifoso romanista la sfida con il Sassuolo rappresenta un ostacolo che non è stato quasi mai scavalcato con disinvoltura, in realtà nei confronti tra le due squadre solo una volta hanno prevalso i neroverdi, una caduta che fece particolarmente rumore nei giorni più difficili di Fonseca. Molte volte sono state sfide spettacolari, a suon di gol e di difese scoperte. All'andata un gol nel finale di El Shaarawy scatenò la corsa di Mourinho sotto la curva, sembrava il preludio a una stagione più ricca di soddisfazioni. Alla vigilia della partita di ritorno qualcuno invece ha già pensato di organizzare il funerale (sportivo) dell'allenatore. Sono le storture dell'ambiente di questa città. Mourinho e la Roma devono provare ad essere più forti di tutto. Conta solo il campo, il resto è musica (spesso stonata) del pifferaio di turno.