mi ritorni in mente

I precedenti tra Mourinho e la Sampdoria: manette e sfoghi

Nel 2010 il celebre gesto gli costa tre giornate di squalifica e un’ammenda. L’anno prima, dopo un ko coi blucerchiati in Coppa Italia, diceva: «Ricambi non all’altezza»

José Mourinho contro la Sampdoria nel 2010 (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

José Mourinho contro la Sampdoria nel 2010 (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

22 Dicembre 2021 - 10:07

Di nuovo i blucerchiati, a undici anni di distanza da quelle manette. Se si volesse scrivere una summa mourinhana, Inter-Samp del 20 febbraio 2010 meriterebbe un posto di rilievo, se non il capitolo centrale. Perché quel giorno José si dimostra (ancora una volta) attore protagonista: altro che Maicon e Milito, altro che l'arbitro Tagliavento, altro che la pañolada di protesta di San Siro: a lui gli occhi, please. Lo "Special One" si fa motivatore, condottiero, prim'attore, showman. Già dalla vigilia, quando in conferenza lancia dardi a chiunque: Bettega («Solo in Italia c'è un'area di rigore di 25 metri», commentando un rigore a dir poco dubbio dato alla Juve), De Laurentiis («Non ha i soldi per me», dopo che il patron azzurro aveva detto che non lo avrebbe mai ingaggiato), persino la Roma («È una società furba: sul mercato piange e dice di non avere soldi, poi se vuoi comprare un suo giocatore dice di no»). Siamo nel momento cruciale della stagione che si concluderà con il triplete nerazzurro, ma Mou sente «il rumore dei nemici» e si fa scudo della squadra. Quello che accade in campo è ben noto: rosso a Samuel dopo 31', subito dopo viene espulso anche Cordoba e l'Inter deve giocare un tempo in nove. José si volta verso il quarto uomo, ma in modo che sia ben visibile sugli spalti, e incrocia i polsi, fomentando San Siro. Nella ripresa si agita, si dispera, lancia sorrisi ironici a Tagliavento, corre di qua e di là, mani nei capelli e capocciate alla panchina. Fatto sta che l'Inter resiste, sfiorando addirittura la vittoria. Finisce 0-0, Mou rimedia tre giornate di squalifica e 40.000 euro di ammenda. Ma è tutto calcolato: lo show, le proteste, i nemici cercati ovunque; ogni cosa fa parte del disegno del portoghese. Quattro giorni batte 2-1 il Chelsea di Ancelotti nell'andata degli ottavi di Champions, dando il via alla cavalcata europea. E alla fine, a vincere lo Scudetto, una bella mano gliela darà proprio la Samp, battendo 2-1 la Roma all'Olimpico il 25 aprile.
Un anno prima, il 4 marzo 2009, proprio dai blucerchiati incassa la sconfitta più pesante della sua avventura interista. È l'andata della semifinale di Coppa Italia, a Marassi Mou fa turnover e a fine primo tempo è sotto 3-0 (che sarà poi il risultato finale) in virtù del gol di Cassano e della doppietta di Pazzini. Dopo la gara, lo "Special One" si lascia andare a uno sfogo strategico: «Ora forse si è capito perché giocano sempre gli stessi, mentre altri non giocano mai, ma abbiamo deciso di cambiare perché è umanamente impossibile giocarle tutte». Parole che ricordano quelle post-Bodø: parole forse pesanti, ma di certo pesate; parole di uno che è, allo stesso tempo, allenatore, psicologo, motivatore, condottiero, showman. In una parola: Mou.

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