Una terribile umiliazione arriva da Firenze, togliendo alla Roma il primo (e forse ultimo) traguardo della stagione e la serenità dei giorni a venire. Il 7-1 maturato al Franchi è un incubo e un'infamia che resterà nelle pagine nere di storia giallorossa perché non solo elimina la Roma dalla Coppa Italia ai quarti, privandola dell'unico trofeo ragionevolmente alla portata, ma chiude virtualmente la pagina della gestione tecnica di Di Francesco (persino se davvero decidesse di andare avanti perché dovrebbe abbandonare questo progetto e inventarne un altro, ma quale?), dopo il rigetto totale evidenziato dalla nefasta prestazione della squadra sotto tutti i punti di vista, tecnico, tattico, comportamentale, agonistico. Mai vista una tale arrendevolezza, mai visto un giocatore che cerca di colpire un compagno come ha fatto Dzeko con Cristante nel battibecco dopo il gol del 4-1 al culmine di una crisi isterica che porterà dopo poco il bosniaco a farsi cacciare, mai visto annaspare tanti giocatori tutti insieme, mai visto un crollo verticale tanto doloroso, cercato quasi con masochistica determinazione.

La partita della rincorsa all'impossibile felicità della Roma era stata annunciata subito, da un semplice scarto sul destro dell'imprendibile Chiesa, dopo neanche 4 minuti: gran tiro da fuori area e palo esterno. Un movimento da scuola calcio, semplice e bello come il suo modo di sentire il gol. Contro una difesa nella sua versione più ubriaca. Così ne sono passati altri tre di minuti e una possibile ripartenza romanista sprecata da un passaggio corto di Florenzi sul tallone di Pastore (lo stesso tallone che due volte quest'anno ci aveva fatto credere di appartenere a un giocatore su cui puntare ancora), e sull'immediata transizione viola, lo stesso capitano giallorosso (di giornata) si è fatto trovare impreparato e ha favorito la spinta di Biraghi mentre la difesa giallorossa correva velocemente (si fa per dire) verso la porta per chiudere il taglio più avanzato di Chiesa che però è bravo e pure più furbo di tutti, e quindi da destra ha tagliato verso il dischetto, andando all'appuntamento con la traiettoria del terzino viola, forse un po' sghemba, ma sufficiente a cogliere in controtempo Manolas. Da subito, per gli oltre 2500 eroi che sotto l'incessante pioggia di Firenze si sono arrampicati sul formaggino del Franchi, la raggelante sensazione di un'altra serata terribile, da subito ben più fastidiosa della temperatura prossima allo zero. In più, le circostanze stavolta non sembravano voler favorire la squadra giallorossa che al 10' ha spento l'urlo del gol del pareggio sbattendo sul palo come il colpo di testa di Cristante sul corner di Kolarov, fotocopia dell'azione che invece a Parma era valsa il gol che aveva aperto la partita.

Pioli aveva sognato una partita così, esasperata nel suo abbrivio dal vantaggio iniziale: giochetto facile per i viola, aspettare bassi i dirimpettai, rubare la palla che sui piedi confusi del Flaco scorreva sempre storta, e poi lanciare nelle praterie alle spalle dell'altissima linea difensiva giallorossa dopo un semplice scarico di un attaccante su un centrocampista. Così al 19' è maturato il gol del 2-0, con Chiesa lanciato da Benassi alle spalle di Kolarov che ha tardivamente preferito provare a fermarsi con la linea ormai sfilacciata invece di correre dietro al folletto viola. Poi il serbo, al 28', s'è preso una parziale rivincita (che poi sarebbe diventata molto meno pure di parziale, fino a diventare insignificante) realizzando a modo suo il gol che sul momento sembrava poter essere quello della riscossa e invece poi sarà solo quello della bandiera: ha preso palla dopo metà campo, ha tagliato il campo in diagonale e da fuori area ha sparato dritto in porta. Ma cinque minuti dopo è maturata l'azione che ha chiuso la partita, con Biraghi che si è mangiato Florenzi nell'uno contro uno, e ha poi servito all'indietro Muriel che ha tirato forte, trovando la deviazione sfortunata di Fazio che ha spiazzato Olsen. La Roma ha provato a reagire ancora, Chiesa ha sfiorato la tripletta che arriverà più tardi, poi su corner di Kolarov l'impalpabile Schick sul secondo palo ha provato a schiacciare verso la porta trovando l'involontario tacco di Lafont e negargli il gol.

La nuova Roma disegnata dall'allenatore all'intervallo (Dzeko e Lorenzo Pellegrini dentro al posto di Nzonzi e Pastore, 433 con Cristante basso e Zaniolo in mediana) ha dato qualche risposta di vitalità fino al punto di non ritorno, il 4-1 al 21': prima ci avevano provato Florenzi, ben servito dal bosniaco, con una percussione laterale mal rifinita, poi con un cross dello stesso Dzeko ben incornato da Zaniolo su cui Lafont si era superato. Poi il gol di Benassi, favorito da un errato controllo di Cristante, da cui è nato il rimprovero di Dzeko, la risposta di Bryan e l'infinito battibecco tra i due, con pallonata dell'attaccante verso il compagno alla ripresa del gioco e successivamente anche una spinta poi arginata dall'intervento dei compagni. Così dopo un mancato intervento dello scarso Manganiello, Dzeko non ha retto più, ha protestato bruscamente ed è stato allontanato. E da lì alla fine è stata una lunghissima agonia, con altri tre gol incassati nel burro di una difesa ormai sfinita (Chiesa al 29', e doppietta di Simeone al 34' e al 44') e l'unica luce del ritorno in campo di De Rossi, che era sceso da una barca ed è risalito su una zattera alla deriva.